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No gò paróni
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Ho scritto questa poesia nell’ormai lontano 2003 con un chiaro intendimento, un patto che desideravo allora fare con me e con gli altri che, soltanto per mio desiderio cioè, avrei fatto il “libero pensatore”, il battitore libero, non assoggettandomi quindi a norme o a regole, normalmente non scritte, “senza giogo e senza museruola”, contento di cantare anche fuori dal coro. Si tratta di una scelta impegnativa, su un percorso non sempre pianeggiante dove i rosai, lungo i cigli spesso allungano le proprie spine quale prezzo da pagare. Ebbene oggi, a distanza di qualche anno, con i capelli di un colore cenere uniforme, lo spirito è rimasto lo stesso e avverto la necessità di ribadire, possibilmente rafforzandolo, questo mio impegno, che desidero trovi spazio per primo in questa nuova casa. A chi mi rivolgo? A chi mi leggerà, con lo scopo di farmi conoscere meglio.

El savé oramài zènt
che mi ghe ‘n vègno a scrìver
demò quél che me bóie dént.
El savé che no sopòrto
né giòf né museròla:
no g’ò paróni mi, credéme,
che ve ‘l digo per dal bòn
a mi me pias cantar
contènt ma fòr dal còro,
quél che me vèn en mént
cossì ‘nté quél momént.
Credéme zènt,
al dì de ancòi no ‘l sarà tant
ma l’è tant de pu che gnènt
e mi són contént cossì
coi me penséri
piéni de sfrizzóni
stornìsie dispiazèri
che a sitèle i se missia
‘mpituradi
nté ‘n zògh de lusentìni
che nissùn me smòrza zó.
Credéme zènt
che l’è anca far fadìga
sentìrse ‘n pòch maródeghi
farse na pianzùda
de làgreme brovènte
ma ‘l zògh cossì l’è nèt
e le passión che scóndo
dént a la me poesìa
tegnìmele da cónt
no sté a trarle via.
L’è ‘l cant de na paìgola
o ‘l brùzer de na bèstia
ferìda che la ziga
co la vóze che ghe rèsta.

Non ho padroni

Lo sapete ormai gente/ che io sono capace di scrivere/ soltanto ciò che mi bolle dentro./ Lo sapete che non sopporto/ né giogo né museruola:/ non ho padroni io, credetemi,/ che ve lo dico davvero/ a me piace cantare/ contento ma fuori dal coro,/ quello che mi viene in mente/ così in quel momento./ Credetemi gente,/ al giorno d’oggi non sarà tanto/ ma è tanto più che niente/ e io sono contento così/ con i miei pensieri/ pieni di fitte/ vertigini dispiaceri/ che a lampi si mescolano/ pitturati/ in un gioco di brillantini/ che nessuno mi spegne./ Credetemi gente/ che è anche far fatica/ sentirsi un po’ svuotati/ farsi un pianto/ di lacrime bollenti/ ma il gioco così è pulito/ e le passioni che nascondo/ dentro alla mia poesia/ tenetele in considerazione/ non gettatele via./ Sono il canto di un’ugola/ o il mugghiare di una bestia/ ferita che urla/ con la voce che le resta.

12.2.2003

N.Piovani: La vita è bella (duo organo volino)

16 risposte

  1. Questa volta mando anch’io il mio commento, caro Guido. La nuova veste è proprio bella, ampia, spaziosa, e le poesie accompagnate dalla musica fanno esattamente l’effetto che ci si aspetta: parlano al cuore, come vengono dal tuo cuore, libere, impegnative, che chiedono una risposta affettuosa e solidale.
    Grazie perchè continui a donarci proprio del tuo sacco, pieno di vitalità che vuole uscire all’aperto e ricrearla in tutti quelli che ricevono la tua posta.

    1. Ciao cara Maddalena, vedi che è arrivata anche la tua volta: ma quanta pazienza! Grazie per esserci: senza di voi non avrebbe senso la mia presenza in questo bel blog (grazie Adriano!). Le tue sono parole che mi lusingano e mi incitano a continuare mi mettono un po’ in imbarazzo ma mi fanno molto piacere. Grazie ancora e buona giornata.

  2. Ohh stupenda questa poesia, che non ricordo di aver già letto ( Vergognosa mia dimenticanza)? ” La vita è bella” che accompagna il tuo recitare, sottolinea molto bene il tuo stato d’animo. L’ essere coerenti col proprio sentire, con i propri principi ripaga la fatica , a volte la solitudine perchè si è fuori dal coro. Un bell’ insegnamento il tuo che non scendi a compromessi, ma vai dritto per la tua strada.
    Il termine ” marodeghi ” mi giunge nuovo; me lo metto in tasca.

    1. E mentre metti in tasca “marodeghi”, ti faccio presente che la poesia è parecchio datata ed è stata pubblicata, credo per la prima volta, nel 2014. Si poteva benissimo dimenticare. Qui la parola magica è proprio “coerenza” che comporta costi il cui conto può arrivare anche dopo anni (ieri sera, per esempio).
      Ciao e grazie

  3. Ma che bella questa tua poesia, Guido, e Piovani è proprio azzeccato con la sua dolcezza e con i suoi guizzi di energia.
    La “fatiga di sentirse ‘n pòch marodeghi” è una sensazione forte , che avverto anch’io davanti allo spettacolo del Catinaccio che rinnova il suo incanto di rosa, che io contemplo dalla finestra chiusa. O davanti al dolore . O davanti a parole di gioia e di affetto che ancora bucano i silenzi.
    Bravo Guido, poeta. Hai dato note intonate a una voce un po’ strozzata che a volte mi urla dentro
    Grazie. Un abbraccio di gioia a te, a Ivonne e a tutti gli amici

    1. Grazie per le tue belle parole Renata: piovani è una potenza che si commenta da solo. Ci sono espressioni nel nostro dialetto che, a volte si fa fatica a tradurre, così “maródeghi” La tua condivisione a quanto i miei versi cercano di dire in questa mia, mi fa un grande piacere. E sapessi quante volte sono costretto anch’io a far tacere voci stozzate che urlano dentro. E comunque, superando inevitabili momenti di crisi, un po’ alla volta, anche le parole più profonde e nascoste, trovano la via del cielo.
      Ciao e ancora grazie.

  4. Ciao Guido, che bella la “nostra nuova casa”! Mi fa molto piacere che tu sia riuscito nell’intento di ricostruire un luogo ideale per le tue poesie e per tutti noi. Ricordavo di aver già letto questa bella e determinata poesia, che ho però riascoltato molto volentieri dalla tua voce, e con un sottofondo musicale che amo molto e che trovo molto azzeccato.
    A proposito invece di termini dialettali, tu traduci maródeghi con svuotati; io ricordo che il mio papà usava spesso questa parola, però nel senso di indisposto, febbricitante… Ti risulta questa accezione del termine e forse io interpretavo male? (sono ricordi di bambina…)
    Ringraziandoti per questo nuovo regalo e augurando a te e a Ivonne giornate serene e tranquille in attesa di temperature più adatte ad uscire, vorrei riportare una frase letta giorni fa e che mi ha fatto pensare a te: “…è come se, in un luogo segreto e nascosto, esistessero parole che aspettano solo di esser navigate…parole che pulsano, che sono fatte di sangue e saliva, parole vive. Di tutti. E’ questa la magia dei poeti, che riescono a traformare il silenzio in voce.”
    Un saluto cordiale e gentile a tutti i frequentatori di questa nuova casa.

    1. Cara Daniela ciao e ben trovata. Lasciami chiarire subito il tuo dubbio sul termine “maródeghi. La mia è una traduzione un po’”lasca”, certamente che il termine ha il significato letterale che dici tu e che usava tuo papà.
      Sono contento che la nostra nuova casa ti piaccia e spero che riusciremo a stringere ancora più la nostra ormai datata amicizia e a crearne qualche altra, che sarebbe sempre benvenuta. L’augurio che tu fai a noi e che accetto a braccia larghe, rivolgo con affetto a te e Roberto.
      Bellissima la frase finale: parole di sangue e saliva che si trasformano in voce per magia dei poeti. Bella davvero, mi piace anche se, non farai fatica a credermi, non sempre è così facile la trasformazione. Troppo bello sarebbe.
      Grazie Daniela e alla prossima.

  5. Caro el me Guido.
    Ho letto ed ascoltato le tue poesie e non perdo tempo per complimenti meritatissimi Mi è piaciuta molto in particolare ( parole corte ) che se permetti me la dedico. Chi più del sottoscritto ti potrebbe al momento parlare
    di cose del cuore ? Anche i dottori usano parole corte al posto di quelle anche lunghissime che se pronunciate 2 volte consecutivamente ti si incrocia la lingua, rischiando di diventare balbuziente. Come altri sono anch’io compiaciuto della tua decisione di rimetterti on line ( tanto per accorciare ) Continua così a avrai ancora belle soddisfazioni . Con cardiaca amicizia Onorio .

    1. Caro Onorio ciao,
      grazie per i complimenti non so quanto meritati, che però mi fanno molto piacere.
      Hai ragione da vendere: chi meglio di te, dopo le ultime tue recenti vicissitudini cardiochirurgiche, potrebbe parlare di cose che vengono dal cuore? Anche i dottori, dici tu, usano parole corte per me spesso incomprensibili. Tu invece, dall’alto dell’esperienza fatta, le usi meglio di loro e non vedo mai che ti si attorcigli la lingua, tutt’altro!
      Per il resto, auguriamo al blog lunga vita, confidando nell’intervento di amici come te coi loro commenti.
      Un caro saluto a te e alla tua Elvira.

  6. Caro Guido, finalmente mi affaccio anch’io alla nuova “casa”, lasciando qualche segno; come ti ho detto in altro modo ho sbirciato qualche volta, ma il periodo complicato (a dir poco…) mi ha tolto le parole o almeno quelle più lievi e così ho taciuto.
    Ora questi giorni di bel sole tirano su il morale, pensando ad una vicina primavera che sarà senz’altro più gradevole da vivere rispetto a questo inverno vecchio stampo (un inverno che avrebbe potuto essere bellissimo con qualche anno e qualche guaio in meno, potrei dire); comunque sia i colori torneranno a rallegrarci, lo spero proprio e auguro a tutti di poterne godere in salute.
    Un caro saluto a tutti gli amici.

    1. Ciao Saverio, da parte mia sono lieto di poterti finalmente dare il benvenuto; si dice che un ospite più è gradito più si fa attendere. Sarà vero?
      Come non condividere quanto, con parole semplici ma ben azzeccate, dici tu: che arrivi in fretta almeno la primavera, che possiamo tirarci su un po’ il morale non dimenticando anche che noi pensionati siamo meno penalizzati di altre categorie.
      Certo che torneranno i colori e, con i colori, forse riprenderà vigore anche la salute, finora abbastanza matrigna.
      Grazie della visita Saverio, in attesa che ritorni.
      Un salutissimo.

  7. Che dire. Apprezzo il tuo canto libero, poeta, scevro di falsità ed ipocrisie. Se molti la pensassero così, la realtà, nonostante il periodo in cui viviamo sarebbe molto diversa. Continua il tuo canto libero.

    1. Questo, caro Emilio, è forse il più bel complimento che potevi farmi. Abbiamo avuto esperienze comuni di imbrogli in concorsi, ricordi? Saremmo davvero d’accordo.
      Sul mio biglietto da visita, che ora non ho più, ci avevo messo la scritta “libero pensatore”. Se sbaglio, preferisco sbagliare da solo tanto più che, in tanti anni che scrivo, non ho ancora trovato nessuno che sia disposto non dico ad insegnarmi ma a confrontarsi. Nessuno: tutti gelosi!

  8. Scusami Guido se non ti ho più “contattato”. Non sei il solo. Penso di riprendere un po’ tutti i rapporti con gli amici poeti. Ti ringrazio per quanto scritto in risposta al mio breve commento. Spero di trovarti bene. Un affettuoso augurio. Con amicizia. Emilio

    1. Ciao Emilio e non ti scusare, anch’io oggi, dopo mezza giornata trascorsa all’ospedale, sono in ritardo ma si tratta di causa di forza maggiore. Ti spero bene anch’io e ricambio cari auguri e saluti.

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