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En dèca amaro
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L’era mògia e quacio l’era ‘l dì
paréva che l’istà la fus za nada
pròpi adès cossì cota ‘nnamorada
zó de corda e ‘l visìn malsaorì.

La vardévo con n’òcio endolzì
de schéna la pianzéva desperada
la tiréva su col nas, stontonada
da ‘n sangiót che ‘l scondéva ‘n còr patì.

Casca na làgrema ‘n la chiceròta
ècolo chì ‘l to dèca lónch la dis
sènza zucher te ‘l vòi ‘l te pias amaro

ma ‘l cafè ‘l s’à ‘ndolzì adès me caro
l’amavo el m’à molada, la me dis
e son sola a cruziarme ‘n la me còta.

Ma tasi putelòta
ghe n’avéssa demò zénto de mén
tornerìa de cólp anca ‘l serén.

Un decaffeinato amaro

Era mogia e mogio era il giorno/ sembrava che l’estate fosse già andata/ proprio adesso così cotta innamorata/ giù di corda e il visino avvilito.// La guardavo con un occhio dolce/ di schiena piangeva disperata/ tirava su col naso, squassata/ da un singhiozzo che nascondeva un cuore sofferente.// Cade una lacrima nella tazzina/ eccolo qui il tuo deca lungo dice/ senza zucchero lo vuoi ti piace amaro/// ma il caffè adesso si è addolcito mio caro/ l’amavo ma mi ha lasciata, dice/ e adesso sono sola a rattristarmi nella mia cotta.// Ma taci ragazzina/ se ne avessi soltanto cento di meno/ tornerebbe di colpo anche il sereno.

6 risposte

  1. Siamo ancora nella palude: Conte o chissà chi? E Mattarella? E’ lui che può e deve fare il miracolo!?
    Conte con il saio e la cenere sulla testa dovrebbe salire sulla scala santa e non sul colle. E Renzi finalmente nella barca di Caronte troverebbe la sua pace all’inferno… Ma non voglio tediare nessuno, né i poeti né i prosaici, che già ce ne abbiamo tutti abbastanza.
    Quacio è un termine perfetto, onomatopeico. Camminando nella neve marcia, pesante di pioggia, un po’ zo de corda mi sentivo proprio quacia, ma non possedevo ancora questa parola perfetta.
    Ci sono in questa tua bella poesia un po’ speciale, Guido, due immagini da film. Quei film di una volta, buoni, in bianco e nero, dolcemente commoventi. La ragazza di schiena, pudica, che desperada la pianzéva, stontonada. e
    Na làgrema casca ‘n la chiceròta. E la poesia fa il miracolo: ‘l cafè ‘i s’à ‘ndolzì e il poeta offre il sereno a chi pensa di averlo perso- Ma tasi putelòta…
    Bella! Io questa poesia la leggo così e mi piace molto, anche se si discosta dal tuo poetare un po’ melanconico e quacio! Grazie. Torno alla mia clausura, al silenzio e alla lettura
    Un abbraccio a te e a Ivonne e un saluto a tutti gli amici

    1. Ciao Renata e ben tornata.
      Spero non ti dispiaccia, ma tu sai come la penso io, del primo capoverso mi piace l’immagine della barca di Caronte; su tutto il resto vorrei soprassedere.
      Invece mi piace che trovi il termine “quacio” così di tuo gusto, quasi perfetto da sentirti quacia anche tu quando la mattina vai a farti la tua solita lunga passeggiata. Usi delle espressioni per i miei versi che non possono che farmi piacere anche se a te pare, davvero?, che si discostino molto dal mio scrivere melanconico: giudizio che non condivido perché sono parecchie le mie poesie che non hanno le lacrime agli occhi. Complimenti infine per come hai interpretato tu i versi di questo mio sonetto che, solo a titolo informativo, è un “sonetto caudato” dove, noterai, che le strofe sono cinque, che il primo verso della quinta strofa è un settenario e gli ultimi due, tornati endecasillabi, sono legati da una rima baciata.
      E scusa se mi sono lasciato prendere un po’, non volevo fare il sapientone con chi di metrica credo ne sappia più di me.
      Ricambio il saluto e l’abbraccio; anche da parte di Ivonne. Ciao

  2. Marina ha detto:
    Caro Guido bellissima idea il tuo blog!
    Come sai, sono grande fan delle tue poesie vocali e poi, non possono essere recitate meglio, se non da chi le scrive.
    Quella che preferisco in assoluto è “Paròle còrte” la trovo molto intensa e commuovente.
    Basta poco, piccolo, ma sincero e c’è già tutto.
    In attesa di ascoltarne altre un abbraccio affettuoso, a presto.

    Guido ha detto:
    Cara Marina,
    come vedi ho dovuto un po’ sistemare il tuo graditissimo commento: inconvenienti che possono succedere la prima volta ma che già alla seconda non succedono più, garantito.
    Così ho scoperto con immenso piacere di avere una nuova importante fan: grazie per le tue belle parole. Ti dirò, un po’ immodestamente, che anche a me piace “Parole corte”, una brevissima poesia che, prima sul sito ed ora sul blog, porto con me da una decina d’anni e forse più.
    Se lo desideri potrai ascoltarne altre e poi farmi sapere cosa ti pare.
    Grazie per questa tua improvvisata e grazie.

    1. Guido ha detto:
      Cara Marina,
      come vedi ho dovuto un po’ sistemare il tuo graditissimo commento: inconvenienti che possono succedere la prima volta ma che già alla seconda non succedono più, garantito.
      Così ho scoperto con immenso piacere di avere una nuova importante fan: grazie per le tue belle parole. Ti dirò, un po’ immodestamente, che anche a me piace “Parole corte”, una brevissima poesia che, prima sul sito ed ora sul blog, porto con me da una decina d’anni e forse più.
      Se lo desideri potrai ascoltarne altre e poi farmi sapere cosa ti pare.
      Grazie per questa tua improvvisata e grazie.

  3. Bella e commovente. E’ gratificante trovare attimi di attenzione verso chi, per qualche motivo a noi ignoto soffre.
    amico o sconosciuto che sia. Questione di sensibilità. Sentimento fondamentale che spontaneamente ti porta all’atro o altra per donare una parola, un aiuto, un sorriso come in questo caso.

    1. Sì Emilio, hai interpretato bene e ti ringrazio ancora. A volte si fa fatica perché non tutti i giorni sono eguali e, a volte, prevale l’egoismo.

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