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L’è vera arte
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Càbernet, Teròldego o Marzemìn
coi so profumi, colori e saóri
i passa zó e i scalda bèn i còri
non sèrve gnanca tant, basta ‘n quartìn.

Col so colór rubino berechìn
i empìzza i òci a poréti e a sióri
en bòn bicér de vim te dà i colori
e vóze ‘n falsét come a ‘n lugherìn.

A le tante en consiglio mi vòi darte
no béver de scondón e da to pòsta
el vim el va bevù con bòni amìzi

recòrdete che ‘l vim l’è véra arte
e se de Grana pò ghe fus na grósta
saréssen tant contènti e pu felizi.

È vera arte
Cabernet, Teroldego o Marzemino/ coi suoi profumi, colori e sapori/ vanno giù e scaldano bene i cuori/ non ne serve neanche tanto, basta un quartino.// Col loro colore rubino birichino/ illuminano gli occhi a poveri e signori/ un buon bicchiere di vino ti dà i colori/ e voce in falsetto come a un lucherino.// Alla fine un consiglio io voglio darti/ non bere di nascosto e da solo/ il vino va bevuto con buoni amici// ricordati che il vino è vera arte/ e se di Grana ci fosse una crosta/ saremmo tanto contenti e più felici

la voce è di Frank Sinatra in ” Days of wines and roses”

8 risposte

  1. Leggevo questa tua poesia, mentre sorseggiavo il caffè del mattino…Un vero miscuglio di sapori e profumi e un’ atmosfera particolare. Ho pensato subito di versarmi un bicchiere di teroldego ( lo preferisco) e attendere per brindare con te e Ivonne ,per augurarvi buon San Valentino. Dunque un brindisi virtuale a un’ ora più opportuna, accogliendo così il tuo suggerimento, di non bere da soli…

    1. Cara Annamaria, buono il proposito e grazie per il pensiero. Noi abbiamo festeggiato San Valentino dopo una bella camminata, come pensavo di non riuscire più a concedermi. Un bianchetto, due dita del classico bianco quotidiano con due crostini. Al sole del giardino che ogni volta mi meraviglia per la gioia che sa ancora donarci.
      Tu invece sei più tosta: inizi la giornata col pensiero al Teroldego, che anche per me è il principe dei rossi. Bella la tua intenzione e ti ringrazio anche se mi pare difficile da realizzare, ma chissà…
      Un cin cin virtuale però non te lo voglio proprio negare ma immagino che troverai la giusta compagnia per quello reale.
      Grazie, ciao e buona giornata.

  2. Ok. Mi unisco alla festa. Invidio il vostro godere e gusto con voi profumi, colori e saòri. Aspetto a stappare una bottiglia di vera arte per quando finalmente finirà la clausura e saremo tutti vaccinati e ci abbracceremo senza ritegno, con risate e commozioni e rivedremo i nostri cari carissimi e spegneremo i telefonini…!!!
    Intanto divido un po’ di latte con la mia gatta e …faccio quaresima: days of rores per ora e forse alcuni bòni amìzi e di tanto in tanto una grosta di grana.
    A presto quindi. Prosit

    1. Brava Renata, grazie.
      Mi sembra che sia riuscita a dare quella pennellata di ironia che forse mancava, soltanto che se davvero decidi di attendere che sia finita la clausura, temo che dovrai bere ancora tanto latte con la tua gatta. Ma arriverà il giorno, proviamo almeno a sperarci, in cui potremo abbracciarci tutti senza ritegno. Arriverà, arriverà!

      Ma oggi un cin cin a te al nostro blog lo voglio fare davvero; oggi infatti il blog compie il primo mese di vita e, nonostante qualche assenza che resiste nel tempo, registro oltre 500 passaggi. Niente male vècio mio!

  3. Aaahhh… Gioiosa questa poesia! Un bicchiere di vino che appiana le differenze sociali, un bicchiere di vino che fa venire voglia di cantare e condividere insieme una crosta di grana… Ogni tanto ci vuole!!

    1. Siamo d’accordo: un buon bicchiere di vino in buona compagnia, quale miglior ricetta per affrontare le avversità quotidiane, non tutte purtroppo. Nella mia ormai lunga esperienza di vita, mi sono spesso sentito ripetere dai vari medici che si sono occupati di me e dei miei malanni: “vino poco ma buono”. Raccomandazione difficile da rispettare quando la compagnia è troppo numerosa e goliardica. Ricordo le allegre bevute durante il servizio militare, da alpino poi te le lascio immaginare.
      Grazie Laura e a presto.

  4. Ho ritardato un po’ col mio commento perché volevo scegliere quali versi commentare, poi questa poesia mi ha fatto venire in mente i miei bei tempi di alpinista (secoli fa). Si andava sulle dolomiti coi miei fratelli e con la guida, oppure anche sul ghiacciaio in Svizzera o in val d’Aosta, e arrivavamo al rifugio. La prima cosa di rito era di bere un grappino per mantenere il ritmo del battito cardiaco!!!! e poi a cena con gli altri presenti c’era sempre un bicchiere di vino. Ci si sentiva subito in famiglia, nella semplicità e nella gioia di godere insieme la bellezza maestosa che ci circondava, e per riscaldarci senza passare mai i limiti, per carità. I tuoi versi sono delicati come i ricordi, dovrebbero metterli a grandi caratteri nelle enoteche, dove tante gente va non per fare amicizia ma per dimenticare i problemi. Grazie anche di questo.

    1. Che bei ricordi Maddalena, ricordi che quando parlano di montagna mi prendono tanto.
      Senza aver mai fatto roccia, sono stato tante tante volte anch’io in rifugio, di passaggio o come meta e anche se la mattina dopo, molto di buonora ci attendeva un nevaio o un ghiacciaio, non ricordo di essere mai ricorso al grappino “per mantenere il battito cardiaco”. Non so cosa mi sono perso! Che ha, per lunghi tratti di tempo, condiviso con te la passione della roccia è Renata, credo anche con belle soddisfazioni. Il bicchiere di vino però non mancava a cena e nemmeno dopo cena in attesa dell’ora di coricarsi. Tu lo dici molto bene: era un modo in più per sentirsi in famiglia per rinvigorire amicizie già vive.
      Forse da voi le enoteche sono una cosa diversa che qui dalle nostre parti dove, se qualcuno ha intenzione di sbronzarsi basta che vada al bar, meglio se senza amici e, col tasso alcolico già alto, non spende nemmeno tanto per raggiungere lo scopo.
      Grazie Maddalena per questo tuo simpatico commento e buona serata.

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