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Serafin
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I dis che ghe n’avén un per un
i dis che ‘n certi casi, ma quali no se sa,
se pòl avérghen anca dói.
I dis ancór che i gà le ale
tant che panevèi, galinòte de San Péro
barbustèi o farfale enté i so vestidi
de mili colori e sfumadure
o tant che àgola, pitardèl o piombìn
e che i è vestidi de pume bianche i dis.
I dis che ‘l so mistér l’è ténderne
per tegnirne fòr da perìcoi o malatie
che i ne camina ennanz
a ‘nsegnarne la rèta via
anca se ogniqualtrat i se distràe
e l’è pròpi alór che na pissòta
con la tèsta ‘ntrà le nùgole
la te vèn dént co la bici e te finissi a l’ospedal.

I dis lóri, i dis.
Ma no i dis se i è grandi o picenini
se i è fedéli o se ógni tant
i te arbandóna per nar a morose.
E ‘l nòm? Par che no i ghe n’abia
o che no ‘l lo sapia nessuni fórsi gnanca lóri.

E alór, per farla finida
créderghe o no, mal no me fa,
mi el mè el ciamerò Serafin
coi so tréi pari de ale
me pias enmaginarlo con n’arco de violìn
magari scondù ‘n l’aria a sonarmela su da vizìn.

Serafino
Dicono che ne abbiamo uno per uno/ dicono che in certi casi, ma quali non si sa/ si può averne anche due./ Dicono ancora che hanno le ali/ come lucciole, coccinelle/ pipistrelli o farfalle nei loro vestiti/ di mille colori e sfumature/ 0 come aquila, pettirosso o martin pescatore/ e che sono vestiti di piume bianche dicono./ Dicono che il loro mestiere è badare a noi/ per tenerci lontani da pericoli o malattie/ che ci camminano davanti/ a insegnarci la retta via/ anche se ogni tanto si distraggono/ ed è proprio allora che una ragazzina/ con la testa fra le nuvole/ ti investe/ con la bici e finisci all’ospedale.// Dicono loro, dicono./ Ma non dicono se sono grandi o piccoli/ se sono fedeli o se ogni tanto/ ti abbandonano per andare a morose./ E il nome? Sembra che non ce l’abbiano/ o che non lo conosca nessuno, forse nemmeno loro.// E allora, per farla finita/ crederci o no, male non mi fa/ io il mio lo chiamerò Serafino/ con i suoi tre paia d’ali/ mi piace immaginarlo con un arco di violino/ magari nascosto nell’aria a suonare per me da vicino.
14.02.2021

J.S. Bach: “Aria sulla quarta corda”

10 risposte

  1. Ciao Guido, simpatico il tuo Serafino, e bella l’immagine del violino nascosto nell’aria che suona apposta per te. Speriamo però che da qui in avanti si distragga un po’ meno…☺️
    In occasione di un mio precedente commento avevo risvegliato in te ricordi di un lavoro lontano nel tempo; stavolta, con il termine ogniqualtrat mi hai fatto pensare al mio papà, che usava spesso questa parola e che a me da piccola faceva molto ridere. Grazie per questo ricordo piacevole arrivato a sorpresa “sulla quarta corda” e…buona nuova settimana a te ed a Ivonne!

    1. Ciao Daniela e ben tornata.
      Serafino, con tre paia di ali, la cosa è documentata, ogni tanto qualche distrazione temo che se la concederà ancora e allora addio violino e non solo. Ma voglio fare l’ottimista, sia pure a posteriori, anche se non ci sono molto abituato. Quale fosse il tuo precedente commento che risvegliava in me ricordi del mio lavoro, ora non so. Ma mi fa invece piacere aver risvegliato in te un bel ricordo di tuo papà e le tue conseguenti risate immagino infantili. Come ci vuole poco, quali combinazioni strane riportano a galla vecchi ricordi che ritenevamo coperti da tre dita di polvere.
      Grazie Daniela e buona notte.

      1. era un commento alla poesia “bél sarìa”, che ti aveva ricordato il tuo lavoro a Paneveggio…
        Hai proprio ragione, sono belle queste combinazioni che “spolverano” vecchi ricordi e riportano in primo piano persone e avvenimenti. ☺️

        1. Hai ragione Daniela, era la “tenerezza” che in te aveva ricordato un animaletto dei boschi e che, quasi di rimbalzo, a me aveva risvegliato inverni gelidi nella neve di Paneveggio a rilevare i tempi di prototipi di teleferiche per il trasporto a valle dei tronchi: lo scoiattolo e la martora in particolare.
          Tutto ciò nella poesia “Bel sarìa” per merito della tua tenacia nella ricerca. Ancora combinazioni, ancora ricordi.
          E ancora grazie a te Daniela con un caro saluto anche a Roberto.

  2. Sarà molto compiaciuto e soddisfatto il tuo angelo custode di aver ricevuto un nome così simpatico. Serafino mi fa venire in mente quella canzoncina che cantavamo, ricordi? “Serafin di sopra un albero zufolava tanto bene , che quando era nuvolo faceva venir seren..” E poi con tre paia d’ali, ti aiuterà a volare tanto ,almeno con la fantasia E non preoccuparti, Serafino sarà sempre al tuo fianco, non ti abbandonerà. Ciao Guido.

    1. Ciao Annamaria,
      di questa canzoncina, che tu ricordi così bene, pur con la mia lacunosa memoria, qualcosa dovrei ricordare, e invece proprio niente! Non te la sei mica inventata per l’occasione? Comunque complimenti. E grazie per le parole di incoraggiamento anche se non è che ci tenga molto a saper volere: importante sarebbe che sapesse volere bene lui e che si trovasse sempre al posto giusto invece di distrarsi.
      Grazie per questa tua simpatica visita.

  3. Il mio angelo custode è modesto e discreto. C’è, perché io mi ricordo di lui. La mamma lo nominava così di frequente che io me lo portavo dietro. All’asilo gli lasciavo un pezzetto della mia seggiolina e, prima di addormentarmi, un angolo di cuscino. Mi era di compagnia e sicurezza. Per la mamma era una provvidenza, con tutti i figli che aveva da custodire!
    Adesso non me lo immagino, ma mi piace la raffigurazione che dai tu. Un Serafino maestoso nelle sue ali eteree e il suo violino per accompagnarci meglio. Proprio una bella compagnia nel silenzio della mia clausura.
    Grazie di questa nota un po’ scanzonata , leggera e dolce

    1. Ciao Renata, era un po’ che mi trascuravi però, o sbaglio?
      Come tu faccia a sapere che il tuo angelo custode sia modesto e discreto, è una curiosità che mi rimane. A me, che ho avuto la “pégola” di fare tre anni di collegio dai preti, nessuno mi ha insegnato a lasciargli un po’ di cuscino; in pratica, non ho mai goduto della sua compagnia. Ma forse avrò imparato qualcos’altro, forse!
      Adesso, ero stato un po’ “sfidato” a scrivere due versi sugli angeli custodi, cosa che diligentemente ho fatto, quasi un compitino. Quanto efficace non so e quanto lui possa eventualmente essere contento, nemmeno. Però mi piacciono le tue sempre appropriate.
      osservazioni. Se Serafino non suonasse il violino che Serafino sarebbe? Dei tuoi tre aggettivi finali, non saprei dirti quale mi pare il più appropriato forse l’ho dimenticato?!
      Sai che definizione di Serafino ho trovato scritta? “Ciascuno degli angeli del primo coro della prima gerarchia, descritti da Isaia come gli essere celestiali più vicini a Dio, i più ardenti per fuoco d’amore”.
      Grazie Renata e alla prossima.

  4. Ecco che è arrivata la poesia sull’angelo custode! Mi sono distratta un po’ troppo io e non sono più andata a curiosare sul blog. Ma sono contenta, perché intanto si è arricchita di commenti simpatici, profondi e scherzosi. Incomincio col nome: hai proprio trovato il più importante tra tutti gli angeli, sei un pezzo grosso da custodire, perciò non si può prendere un angioletto piccolino e nascosto. La canzoncina ricordata da Annamaria la cantavamo in mezzo milanese da piccoli: ‘El Serafin dei sifuli sifulava tanto ben, che quando l’era nigulo el faséa vegnì el serén – Ei Serafin ste fet su lì? Sa fu su chi, sifùli’. Il tuo Serafin sta facendo venire il sereno davvero! E sono contentissima che canti con il violino, Bach è l’ideale come accompagnamento. Sono sicura che la distrazione è fatta apposta per fartelo desiderare ancora più vicino; puoi benissimo dargli uno scossone se te ne accorgi, lui è contento di attirare l’attenzione! Hai dato una descrizione perfetta del ruolo. Grazie per questo tuo regalo. Io sono convinta che i nostri angeli custodi, con tutto il rispetto per la privacy, si parlano tra loro per aiiutarci meglio, allora incomincerò a spingere il mio (a cui ancora nonho dato un nome) ad un’amicizia speciale con Serafin. Grazie di cuore.

    1. Ciao Maddalena e ben tornata con questo tuo simpatico commento.
      Sono un pezzo grosso da custodire, dici? Ti dirò che prima di assegnargli un nome, mi sono un po’ documentato, visto che ricordi sono ormai molto annebbiati. Come potrei ricordare i “Troni” e le “dominazioni”, eppure credo che siamo sempre, più o meno, nello stesso ambiente. Simpatica la canzoncina del Serafin ste fèt su lì? te sifuli tanto bèn. Ah, tu dici che lui ogni tanto si distragga appositamente: bel birbante! E che si confronti con i suoi colleghi: chissà quante cose avranno da raccontarsi; il mio custodito è sbadato, mi dà tanto lavoro, il mio invece è una pappa molle che mi fa addormentare. Se poi il tuo, come dici tu, stringesse davvero un’amicizia particolare col mio Serafin, chissà che cose interessanti potrebbero combinare.
      Simpatico, molto simpatico il tuo commento commento da esperta della materia, del quale ti ringrazio molto. Buona domenica, ciao.

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