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Na nòva bina
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Vèn nòt
seradi en lo so case
davanti a la TiVù
che la ne cónta i mòrti
la sbara sol monade
no la gà gnènt da dir.

Déme na parolina
una sóla me basterìa
che no la gabia da begar con la resón
na paròla nèta, de sentimént
de amór
na parolina de benedizión
da missiar entrà i vèrsi
a sbregar su sto griso
che ‘l scónde l’azuro del ziél.
La còrda de ‘n violìn
el cip cip de ‘n lugherìn
na parolina
el prim granèl me basterìa
da ‘nviar na nòva bina.

Un nuovo solco
Diventa notte/ rinchiusi nelle proprie case/davanti alla televisione/ che ci conta i morti/ spara soltanto sciocchezze/ non ha niente da raccontare.// Datemi una parolina/ una sola mi basterebbe/ che non debba litigare con la ragione/ una parola pulita, di sentimento/ di amore/ una parolina di benedizione/ da mescolare fra i versi/ a lacerare questo grigio/ che nasconde l’azzurro del cielo./ La corda di un violino/ il cip cip di un lucherino/ una parolina/ il primo granello mi basterebbe/ per iniziare un nuovo solco.
02.01.2021

Il suono del silenzio

8 risposte

  1. Na parolina de benedizion…Vorrei trovarne una speciale, proprio quella che vorresti sentirti dire. Dovrebbe essere magica e avere il potere di cancellare quelle che fanno male. Non ho questa capacità e allora ti dico solo “Ti voglio bene”

  2. Bella poesia che tocca l’animo di tutti noi “reclusi” per forza o per paura. La televisione è un passatempo forse abusato ma non se ne può fare a meno anche se, come diceva tanti anni fa nel suo “Quelli che….” il buon Enzo Jannacci (in dialetto milanese e con la rima): ” la televisiùn la te ‘ndormenza come ‘n cuj..”
    Salutoni cari.

    1. Grazie Saverio, io ricordo poco o niente Enzo Jannacci e lui sicuramente avrà detto con parole più appropriate quanto anch’io ho cercato di dire in questa mia. Per forza o per paura? per me, per entrambe le cose anche se ancora adesso si trovano in giro tante persone senza nessuna mascherina; e guai richiamarli su quelli che ritengano siano problemi loro, non NOSTRI.
      Ciao Saverio e saluti anche a Mirna.

  3. La mamma mi raccontava di una sua compagna di scuola che, durante le lezioni, le sussurrava all’orecchio: Vuoi una parolina dolce? (pausa) ” Cannoncino alla crema”. Mi è rimasto questo ricordo della mamma divertita e un po’ ironica. Era insolito in lei, sempre alle prese con i tanti problemi quotidiani dei tanti figli. Ma serena e sempre con una parolina pronta.
    Adesso la parolina ci tocca cercarcela da soli e, visto che sono in clausura, mi faccio aiutare da un buon libro, da una passeggiata all’alba, dalla voce del fiume, dalle prime gemme sui rami nudi, dagli uccellini che hanno ripreso a cantare, da una preghiera di ringraziamento per tanta bellezza e per essere ancora in vita. E dalla televisione , ma per non ritrovarci del tutto cujun, come diceva Jannacci, ci scambiamo qualche parola in Whatsapp di commento sulle… monade che sbara.
    Ecco la parolina di adesso : grazie Guido.
    Ciao a tutti

    1. Insomma Renata non credo che sia solo questione di memoria questi tuoi tanti ricordi della mamma, che io invece non ho. Io invece ho ricordi di tutt’altro genere per la scuola media frequentata dai preti: da qui forse deriva la poca simpatia che provo anche adesso nei loro confronti (il “forse” è pleonastico). E comunque non si può certo negare che “cannoncino alla crema” sia una parolina dolce, tutt’altro. Adesso la parolina ce la dobbiamo cercare, nessuno ce la suggerisce, dici ma subito dopo ti contraddici perché la passeggiata che fai tu all’alba, o poco dopo, è un coro di paroline, come tu stessa ammetti, i tanti libri che senza sosta di bevi ad ogni ora del giorno, la preghierina che dici per restare ogni volta incantata difronte alla vita che, nonostante le sue mille contrarietà, continua e infine le mili monade che tuti i dì la sbara la tivù mi sembra che ti suggeriscano tante ma tante paroline.
      Se poi imparasse a parlare anche la gatta, forse sarebbe già troppo.
      Per il tuo graditissimo “grazie”, grazie Renata.
      Ciao

  4. È incredibile la forza che può racchiudere in sé una “parolina”.
    Le immagini, i profumi, i battiti di cuore che riesce a riportare.
    E ognuno dovrebbe conoscerle, le sue paroline, per usarle come salvagenti in momenti come questi…

    La risposta di Annamaria poi è dolcissima!
    Me la sono letta più volte e ha in sé una grandissima tenerezza,
    un richiamo all’infanzia (con la ricerca di una parola magica che abbia il potere di cancellare le parole che fanno male)… Bello!… Bello leggere questo ‘volersi bene’!!

    1. Ciao Laura, ti leggo con molto piacere soprattutto dopo un po’ di tempo.
      Quella parolina che a volte si fa tanta fatica a trovare, quella prolina “salvagente”, come dici bene tu. Sarà contenta Annamaria per quanto dici del suo commento, così pregno di tenerezza. Si avverte il bisogno adesso di volersi bene, di cancellare le parole che fanno male. Purtroppo non è sempre così facile, in attesa e tesi come siamo come corde di violino.
      Ancora grazie Laura.

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