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Vózi nòve
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No gh’è cantóni stròvi assà
no gh’è ómbre spésse a coertar
no stà a scónderte
entrà spègi che i parla e che i dis
pòrta la to vecézza con orgòli
i to cavèi colór de la zéndro
le to fizze, demò tòe
terlaìna a contar na stòria
quant che t’hai vivèst e cóme.

No stà a sentarte zó
perché pòrte nòve le se davèrze
e vózi nòve le ciama.

Voci nuove
Non ci sono angoli abbastanza oscuri/ non ci sono ombre dense a coprire/ non nasconderti/ fra specchi che parlano e che dicono/ porta la tua vecchiaia con orgoglio/ i tuoi capelli color della cenere/, le tue rughe, soltanto tue/ ragnatela a raccontare una storia/ quanto hai vissuto e come.// Non sederti/ perché si aprono porte nuove/ e voci nuove chiamano.

Opera Concert Florence – arpa sola

10 risposte

  1. Poesia “super”, Guido, sia per la cadenza poetica e la scelta delle immagini, che per il messaggio. La trovo davvero efficace , rivelatrice di un po’ di rimpianto, ma serena, capace di saggia accettazione dei propri tratti caratteristici dell’età e soddisfazione rispetto alla propria storia di vita. L’ incitamento a non “sentarse zo” ti farà davvero scoprire porte nuove che si aprono e ti aiuterà a sentire il richiamo di nuove voci. Sia così per te, per me, per tutti. Grazie.

    1. Un grande super grazie, Annamaria! Si tratta di una poesia scritta pochi giorni fa, quindi in un periodo che non posso proprio definire positivo. Un periodo in cui trovare un’ispirazione, anche modesta, diventa spesso un’impresa impossibile. Così adesso mi tornano alla memoria i pochi versi del grande Marco Pola dove afferma che “basta na parola per desmissiarlo”, con riferimento al pòpo che dorme e che ognuno porta dentro di sè. A me sembra poi che la poesia non dica grandi cose: certo c’è il rimpianto e c’è la presa d’atto di una stagione che ha decisamente virato ma c’è anche la voglia di non arrendersi, di provare almeno a reagire perché non si sa mai che qualcosa arrivi ancora a riservare qualcosa di positivo.
      Grazie ancora e ciao.

  2. Ma che bello questo viaggio fra le rughe della vita. Mi ha toccato particolarmente questa tua riflessione in versi , con un ritmo ascendente come il magico arpeggio. Bella l’immagine della terlaina che racconta la mia storia e segna gli anni e le battaglie. Guai a chi tocca le mie fizze che ho impiegato tanti anni a disegnarmi sul viso! Forse sono proprio loro ( e non ci sono cantoni stròvi per sconderle ) che sanno aprire pòrte nòve e sentire vozi nòve.
    E’ proprio un augurio forte e bello.
    Grazie Guido

    1. Ciao Renata, proprio così: un viaggio fra le proprie rughe che hanno tanto da raccontare e che non possono nascondere le tante battaglie perse e le poche vinte. Che però, dall’alto della loro esperienza, conoscono i modi per aprire porte nuove. Ma questo è proprio soltanto una augurio che faccio a me e agli amici che mi leggono.
      Grazie Renata e buona giornata di sole.

  3. Caro Guido, nel mentre io ero affaccendato tra grondaie e balconi, ho visto che per te è stato un periodo molto prolifico e di ispirazione . Meriteresti un positivo commento per ogni riga ma io solo posso fare i miei soliti apprezzamenti per tutto ciò che vuoi condividere con tutti noi amici e non . Grazie e continua ti seguirò a distanza .

    1. Ciao Onorio, sei molto gentile e apprezzo molto la tua visita. Come un giovanotto arrampicato su per poggioli e grondaie, ti ammiravo e mi dicevo con piacere che la forma ti è tornata e tu ne sai approfittare bene. Complimenti.
      Intanto, visto che io manualmente sono una frana, mi diletto a scrivere qualche verso ed a leggere quanto gli amici poi osserveranno. Tu, in questo senso, sei fin troppo gentile e non mi risparmi i tuoi complimenti. Grazie .

  4. Ciao Guido,
    leggo le tue poesie e resto in silenzio, quasi sempre. Trovo difficoltà ad aggiungere parole a quelle già dette da altri, sempre assai interessanti. Questa è una bellissima poesia che, più di altre, smuove i sentimenti e per questo ti ringrazio e mi complimento.
    Tanti saluti con un augurio di ritorno ad una normalità ancora molto lontana ma che arriverà. Beati i vaccinati, speriamo.

    1. Ciao Saverio, ti rileggo con piacere e non solo perché tu gentilmente ti complimenti con me, grazie. Ti dirò che quando non ci si mi accorgo della tua assenza. Certo posso capire i tuoi silenzi ma anche le tue parole lasciano il segno.
      Ricambio l’augurio Saverio di un progressivo ritorno ritorno alla normalità. Oggi, gioisci con me, ho fatto il primo vaccino; il secondo fra tre settimane. Ma fa tanta impressione sentire le difficoltà che si incontrano a reperire i vaccini e quanti sono quotidianamente i contagiati o, peggio ancora, i ricoverati e i deceduti. Non perdiamo le speranze. Grazie Saverio e un caro saluto.

  5. Sai Guido? Sono versi indirizzati a una persona anziana… Ma leggendoli pensavo che in questi ultimi tempi, e non credo solo per la questione pandemica, ho incontrato non pochi “giovani adulti” pervasi da questa stanchezza, questa tendenza a volersi nascondere, a non trovare motivazioni per rialzarsi anche quando avrebbero tutte le carte in mano per essere felici…
    E per contro proprio in questi giorni ho sentito la mia vecchia tata al telefono: è anziana, malata da tempo, ha sempre affrontato disgrazie e difficoltà con una forza incredibile… La sua salute peggiora di giorno in giorno; le manca poco, e lei lo sa, ma non è ancora stanca; è ancora pronta a vedere “pòrte nòve le se davèrze e vózi nòve le ciama”.

    1. Belle queste tue considerazioni, cara Laura. I “giovani adulti”, come li definisci benevolmente tu, credo siano davvero pervasi da molta stanchezza, dalla comprensibile incapacità di reagire che non permette di vedere e godere ciò che di buono nonostante tutto ci circonda, soprattutto ora con l’esplodere della primavera e dei suoi colori. Poi c’è chi è forte, affronta la pandemia e le malattie con tanta forza e determinazione: io li invidio e li ammiro tanto. Gli esempi non mancano nemmeno a me.
      Grazie Laura e buona giornata.

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