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“Come”
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Poréti quéi che ‘n tuti i casi sa
pìcoi ma rampegadi sul scagnèl
i te la spiéga lónga, ma che bèl,
te lo dis lóri “come” e a bòn mercà.

La ròda enruzemida l’à girà
no te saréssi gnanca ‘n barbustèl
no i sa da gnènt demò el filesèl
per dirte ciar endó che t’ài sbalià.

Tasé ‘n pezzòt e vardéve zó ennanz
scolté ‘l silènzio dólz de la natura
sparmiéve se podé quéle risade

parole ‘ntél silenzio ‘ntorcoalde
slonghé na man a dimostrar braùra
che de saóni ghe n’avén d’avanz.

Se i féssa i cazzi soi ogniqualtrat
volintéra ghe ofriria ‘n gozat.

“Come”
Poveracci quelli che in tutti i casi sanno/ piccoli ma arrampicati sullo sgabello/ te la spiegano lunga, ma che bello,/ te lo dicono loro “come” e a buon mercato.// La ruota arrugginita ha girato/ non saresti neanche uno sbarbatello/ non hanno sapore soltanto parlantina/ per dirti chiaro dove hai sbagliato.// Tacete un momento guardatevi davanti/ ascoltate il silenzio dolce della natura/ risparmiatevi se potete quelle risate// parole nel silenzio aggrovigliate/ allungate una mano a dimostrar bravura/ che di sapientoni ne abbiamo d’avanzo.// Se facessero i cavoli loro ogni tanto/ volentieri offrirei loro un goccio.

Justus Frantz: “Hommage a Frederic Chopin

12 risposte

  1. Scusami se da un po’ non mi faccio sentire
    Sarà che sto vivendo un periodo pesante nel vedere come la situazione è gestita
    A partire dalle parole di cui tu Guido hai tanta padronanza
    Le parole sono importanti
    A partire dalla parola complottista
    Parola che non indica più colori che esordiscono un complotto ma ora viene usata per indicare coloro denunciano un complotto…
    Comunque hai ragione te
    I sapientoni sanno tutto e credono di fare tutto… e speriamo solo che la smettano in fretta così da bere en bicerot tutti insieme in allegria
    Ultima precisazione: ti leggo sempre comunque volentieri anche se non sempre commento
    Ciao a tutti Carla

    1. Ciao Carla,
      mi fa piacere la tua visita, mi fa doppiamente piacere perché, come noterai i commenti non sono più così frequenti come soltanto un mesetto fa; gli amici forse si stanno un po’ stancando anche sotto la cappa di questo Covit che ci tiene tutti col fiato sospeso e, come dici tu, per come questo problema viene mal gestito. E ciononostante c’è sempre a ancora qualcuno che sa, mia mamma diceva una pagina più del libro. Salvo poi vedere, solamente facendo due passi, che sono ancora troppi quelli che se ne fregano: la mascherina? Il distanziamento? Ma che robe è? Io. che sono vecchietto, fra pochi giorni farò il primo vaccino, con quale efficacia ancora non ho capito.
      Immagino che sarai chiusa anche tu col tuo agritur ed è davvero deprimente questa situazione, né basta dire coraggio, andiamo avanti. Non sarei certamente io la persona più adatta ad incoraggiare ma ciononostante facciamoci gli auguri a vicenda e poi, e poi non ci rimane che metterci alla finestra….
      Ciao Carla e buona giornata.

  2. Aggiungo un altro esempio di come ci dicono loro…
    Quando mio figlio mi porta qualche carta da compilare e firmare per la scuola non si trova più scritto
    Padre
    Madre
    No!
    Genitore 1
    Genitore 2
    Comunque sarà meglio iniziare a fare più caso alle parole
    Carla

    1. Credo Carla che siamo tutti un po’ esasperati e, nella confusione generale, i gesti e le parole semplici, si vanno mano a mano perdendo. Qualche giorno fa, sulla passeggiata che costeggia il lago, incontravo una signora, età più o meno la tua, senza mascherina e le chiedevo come mai lei no la indossasse. Ho avuto una risposta arrogante e scurrile, sicuramente irripetibile. A me sembra già tardi iniziare adesso a fare attenzione alle parole ma forse è vero anche che “non è mai troppo tardi”.
      Ancora ciao e buona giornata con un caro saluto.

  3. Entro anch’io un po’ più puntuale del solito. E mi soffermo sul tuo invito a tacere per ascoltare il silenzio dolce della natura. Grazie Guido di questo invito. Chi non è mai salito in montagna, tanto per stare alla tua e alla mia esperienza, non sa che cosa vuol dire l’incanto del silenzio di un bosco pieno di uccelli, o di un ghiacciaio dove solo i ruscelletti o le cadute di piccole cenge di ghiaccio sciolte dal sole di mezzogiorno rompono il silenzio senza disturbare. Si impara la saggezza, dimenticando i clacson nelle strade congestionate, i discorsi saccenti come dici, le urla di persone che anche a distanza di un metro non sanno più parlare ‘normalmente’. Adesso sono in un luogo privilegiato, in città ma con il convento circondato da un quasi parco. Gli ospiti che vengono per la prima volta al mattino sono sbalorditi dal silenzio rotto solo da centinaia di uccellini (credo che dovresti venire ad insegnarci i nomi di ciascuno!) che si attivano piuttosto presto a richiamarsi tra loro. E ritornano. Grazie davvero per le tue creazioni belle e provocanti!

    1. Cara Maddalena, con piacere ti leggo e credo che proprio tu non debba rimproverarti per scarsa puntualità. Non saprei dire quanto abbia scritto sul silenzio della natura, quel silenzio che, tacendo, lo senti parlare. Proprio stamattina, un può fuori dal consueto, abbiamo fatto due passi a mezza montagna: pochi chilometri e poco dislivello ma quanto basta a me per godermi una dolce illusione.
      Niente strade congestionate: sembra di essere soli al mondo e ci si accontenta di molto poco, quel poco che posso permettermi. E tornano alla mente i discorsi saccenti di chi si accomiata dicendo: “tu scrivimi pure ma io non risponderò”; vecchi amici che dell’amicizia hanno un’idea quantomeno strana. E forse non se ne accorgono. Quanto al canto degli uccellini è uno dei concerti più belli che la natura ci sa donare fin dal primo mattino, soprattutto in questa stagione. E ritornano puntuali.
      Grazie Maddalena e buon mese di marzo, con un caro saluto.

  4. Pìcoi ma rampegadi sul scagnèl è un’immagine veramente efficace. Ci sono i piccoli che cercano di crescere e i piccoli che si arrampicano, pensando di vedere le cose dall’alto! E da lì giudicano, consigliano, condannano… loro “vedono”. I saccenti non sono sapienti, spesso sono infelici e insicuri, ma con la maschera.
    Questo tuo verso, Guido, mi ha richiamato il detto attribuito a san Bernardo: “Siamo nani sulle spalle di giganti” a cui sono stati attribuiti vari significati. Mi piace accettare la spiegazione della metafora che dà il mio amico monaco camaldolese: Possiamo vedere più lontano non per l’acutezza della nostra vista o l’altezza del nostro corpo, ma perché siamo portati più in alto dalla grandezza dei giganti. E i giganti, secondo me, sono loro: i biblisti, gli studiosi, i filosofi, gli asceti… e le massaie, i miei amici di ospedale, le mie sorelle e mio fratello, i miei figli e nipoti, i miei figli immigrati e emarginati…. E’ una grande fortuna non avere da dire “come” a nessuno, saper ignorare le intrusioni e le invasioni negative ( “Non ti curar di lor ma guarda e passa…), saper ascoltare il silenzio e saper fare silenzio.
    E’ bello ricordare il silenzio meraviglioso delle vette ( anch’io suor Maddalena ho conquistato l’altitudine di alcune vette) e ora è bello poter conquistare il silenzio fuori e profondamente dentro nell’anima. Mi dispiace per i saccenti: cosa potrebbero dirmi al riguardo?!
    Un caro saluto a tutti dalla mia clausura da covid

    1. Ciao Renata, bello il tuo commento, bello perché ricco di spunti di riflessione e non è la prima volta che osservo che fa pensare più il tuo commento dei miei versi.
      Crescere, non solo di statura, non è sempre cosa facile ed ecco allora che lo sgabello può venire in aiuto di chi crede di aver raggiunto la statura per pontificare, per come dire agli altri “come” si deve fare: loro lo sanno con certezza. Io, ignorante in materia , il detto di San Bernardo non lo conoscevo. Se capisco bene, possiamo vedere più lontano, in senso metaforico, se siamo circondati da tante persone che ci vogliono bene e che condividono le loro ricchezza con la nostra povertà. E lascia che al silenzio meraviglioso delle vette raggiunte per roccia, come te e Maddalena, io aggiunga il silenzio raggiunto pe lunghi nevai, come ad esempio il Monte Rosa, davvero lungo.
      Da sotto questo cielo grigio carico di Covit, che ci peas addosso, ricambio un caro saluto e un grazie. Ciao

  5. Ciao Guido, ho ascoltato e apprezzato molto la tua poesia e mi trovi totalmente d’accordo sul fatto che “de saóni ghe n’avén d’avanz”, in particolare in questo periodo in cui credo che un po’ di sano silenzio (anche sui numeri che ci vengono sparati addosso continuamente) farebbe bene a tutti.
    Ricordo di aver letto che si dice che il cuore del Buddha sia come un laghetto di montagna in cui le bestie feroci dell’odio, dell’avidità e dell’ignoranza vanno a bere. Lui le guarda con un sorriso, semza prendere il fucile, sapendo che sono solo di passaggio, che se andranno presto.
    Speriamo davvero di liberarci di chi dice di avere la verità in tasca e la elargisce senza chiedere permesso…e ricordiamoci che, pandemia o meno, ogni primavera gli alberi e i prati tornano a fiorire. Non ho mai apprezzato come quest’anno le violette, le primule, i bucaneve in mezzo alle foglie dell’anno precedente: davvero una piccola grande meraviglia!
    Un caro saluto a tutti.

    1. Mai come quest’anno, cara Daniela. Dici molto bene. Una piccola grande meraviglia che, in barba al Covit, anche quest’anno si presenta nei suoi colori, che sono colori di speranza che non devono chiedere il benestare a nessuno e che, in qualche modo, ci alleggeriscono il carico quotidiano che siamo costretti a portare. Qui nessuno ha argomenti per criticare e per suggerire correzioni. Bello l’aneddoto su Buddha che viene in aiuto a chi ha ancora la pazienza di sopportare.
      Grazie Daniela per la tua visita e per questo tuo saggio commento. Ti lascio con un caro saluto che ti prego di condividere con Roberto e con Carla.

  6. Eccomi, Guido. Sempre piacevole ascoltare la tua voce che con l’intonazione a me cara, propone i tuoi versi. Questi li trovo particolarmente efficaci e più che mai adatti a quasto periodo…Tutti hanno da dire, da insegnarti, da correggerti, da declamare..Altro che una pagina più del libro! Per qualcuno ci vorrebbe la museruola. In certi dibattiti, parole trite e ritrite viene prurito alle orecchie… Ma c’è chi si salva e sono le persone umili, che usano parole amorevoli per rincuorare, parole sagge al momento opportuno… E poi ci sei tu, che non ti stanchi di mandarci la voce delle campane e quella degli uccellini. Non rammaricarti, Guido, se non tutti gli amici sono solleciti a mandarti un riscontro. Secondo me, nessuno è stanco delle tue proposte. Il tempo che viviamo ci rende tutto più difficile. Un abbraccio a te e a Ivonne e…sursum corda.

    1. Ciao Annamaria, sempre molto vezzeggiata tu da figlie amorevoli e da uno stuolo di nipoti. E col vaccino fatto che non mi pare cosa di poco conto. Avrai notato anche tu quanti sono gli scienziati e gli esperti che ogni giorno ce ne raccontano una di nuove; di fondo rimane che i vaccini scarseggiano proprio ora che sarebbe necessario vaccinare a ritmo continuo.
      Ma i miei versi non si riferiscono solo al Covit ma fanno riferimento alla situazione in generale situazione che ciascuno di noi vive, cercando di starsene in pace, fuori dalle beghe e dalle gare a chi più ne sa. Non capiterà soltanto a me ma in ogni occasione c’è qualcuno che ne sa di più, che vuole insegnarti che è capace addirittura di dirti dove e perché hai sbagliato. Intollerabile! Adesso che forse, adagio, coi tempi di marzo, si avvicina la primavera e violette e primule fioriscono per tutti, bello sarebbe che ognuno si dedicasse ad osservare il silenzio e le meraviglie della natura anziché intromettersi negli affari altrui.
      Grazie Annamaria e, oggi 8 marzo, concludo con un “Viva le donne”.

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