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Viver en dói
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L’è bèl vìver en dói
per man en compagnia
en tónda per el móndo
begar ogniqualtrat
per far paze ‘nté ‘n secóndo
ciapar nòvi sintéri
a dissegnar le trame
e ‘ntéi silènzi lónghi
contarse la so storia
che l’è na storia sóla
ancabèn con dó atóri
se un l’è zó de còrda
l’altro ‘l fa secura
che pò cambia la sèna
‘ntél zògh de l’altaléna.

Ma adès sénto che i dis
che vìver demò ‘n dói
un no l’è pu quél
i è dói che i vive sóli
che tant che panevèi
no i gà la so luméta
i è come n’agoléta
che i gà taià le ale
en cardelìn tut vispo
serà ‘ntéla so cabia.

E mi che son zucón
che de capìr no son tant bòn
gò chì ‘n làpis prónto
a méter zó ‘n poèma
scondu entrà le fizze
de dói che vive ‘nsèma.

Vivere in due
È bello vivere in due/ per mano in compagnia/ girando il mondo/ litigare ogni tanto/ per fare pace in un secondo/ prendere nuovi sentieri/ a disegnare le trame/ e nei silenzi lunghi/ raccontarsi la propria storia/ che è una storia sola/ sia pure con due attori/ se uno è giù di corda/ l’altro fa sicura/ che poi cambia la scena/ nel gioco dell’altalena.// Ma adesso sento che dicono/ che vivere solo in due/ uno non è più se stesso/ sono due che vivono soli/ che come lucciole/ non hanno più il proprio lumicino/ sono come un aquilotto/ cui hanno tagliato le ali/ un cardellino tutto vispo/ chiuso nella sua gabbia.// E io che sono zuccone/ che di capire non sono molto capace/ ho qui una matita pronta/ a scrivere un poema/ nascosto fra le rughe/ di due che vivono assieme.

Signora delle cime

10 risposte

  1. Altro che “zucon”, Guido : sei saggio e capace di cogliere il senso vero dello stare in due per vivere, condividere, sostenersi … Che poi vivere in due, non significa chiudersi , anzi è più arricchente affacciarsi insieme alla finestra del mondo e aiutarsi a veder meglio e a non lasciarsi sfuggire nulla di quanto ci circonda. Bella questa poesia: aiuta ad apprezzare il valore di un rapporto d’ amore che si alimenta sempre più, malgrado gli inevitabili inciampi lungo il cammino. Io che ho potuto godere per tanti anni di un rapporto tanto bello col mio Adal, non posso che essere grata al Cielo; il rimpianto e la nostalgia si accompagnano a tanti dolci ricordi. Pensa che il 10 di ogni mese, Lui mi faceva gli auguri, perchè non dimenticassi ( ma come avrei potuto?) il 10 luglio, giorno del nostro matrimonio. Grazie, Guido. Un abbraccio a te e ad Ivonne

    1. Ciao Annamaria, “affacciarsi insieme alla finestra del mondo” è una bella immagine che rende bene l’idea. Grazie per le tue considerazioni e grazie per averle condivise. Il tuo Adalberto era un personaggio tutto a sè, indimenticabile e forse eccessivo in tanti suoi atteggiamenti ma sempre simpatico.
      Grazie Annamaria e buona settimana.

  2. Ero sicura di averla già letta questa poesia, ma non la trovo nelle tue raccolte che ho in casa. Eppure i panevèi e l’agoléta e il cardelin sofferenti e desolati me li ricordo. Adesso nei silènzi longhi, pieni di immagini, suoni, odori, torna il pensiero a giorni lontani ed è quasi come viver en doi ogniqualtrat . Sarebbe bello riannodare fili raccontando ai nipoti le vite avventurose dei nonni. Il nonno a studiare a Milano nella grande metropoli, la nonna in cima al monte immersa nella natura e nei dialetti tedeschi! Finirà la pandemia, potremo riprendere i discorsi e dissegnar nove trame e saranno loro, i nipoti, spero, a scoprire che ,l’è bèl viver en doi.
    La tua poesia è carica di tenerezza e commuove. Mi raccomando fai la punta al làpis che sia pronto per un nuovo poèma.
    Un abbraccio a voi due e un saluto a tutti

    1. Ciao Renata, beh, la prima osservazione che mi viene da fare, non so se ci avrai fatto caso anche tu, è che il mio blog, piano piano, sta prendendo la dimensione di un blog familiare. Ma non dico niente. Penso a questa maledizione che stiamo vivendo e che giorno dopo giorno, ci riserva qualche novità. Negativa ovviamente. A volte fa fare brutti pensieri, altre a me toglie il fiato.
      La poesia non fa parte di precedenti raccolte mi pare e quindi dovrebbe essere difficile che l’abbia già letta, in caso contrario abbi pazienza. Riuscire a riannodare i fili sarebbe una bella soddisfazione che però non ci è data e non resta quindi da dire quello che dici tu “pazienza”. Finirà la pandemia, dici tu che sei più ottimista; io dico che se e quando finirà sarà già ora di riprendere le vaccinazioni: una volta l’anno come per l’antiinfluenzale. Chissà che fra scienziati (quanti!) ed ora anche i generali non decidano di mettere mano, fintanto che il tempo ce lo permetterebbe, ad un vaccino nostro, che non siamo costretti ad aspettare quelli che dopo aver venduto non consegnano o consegnano cose strane. “Tanto sono molti di più quelli che muoiono, vaccinati o no, rispetto a quelli che muoiono, “del tutto casualmente” dopo la vaccinazione. Potremo però riprendere discorsi sempre poco comprensibili così nascosti dietro alla mascherina che piano piano sta prendendo un ruolo simile a quello di un paio di calzetti o di mutande.
      Mi accoro che sono andato un po’ fuori dal seminato ma mi sono anche accorto che dovrò, d’ora in poi, pubblicare un po’ meno, prima di perdere anche te e Annamaria. Anche il lapis fa la sua bella fatica e a volte el se ‘mpónta che no ‘l va gnanca a butar.
      Grazie Renata e considera l’abbraccio già ricambiato. Ciao.

  3. Ciao Guido, mi aggiungo ai complimenti di Annamaria e Renata, dicendo che questa poesia mi piace davvero molto e trovo perfetta l’immagine di chi “fa sicura” quando uno è in difficoltà e che, come nel gioco dell’altalena, i ruoli poi si invertano in un continuo tentativo di equilibrio. Speriamo sia così per tante coppie, anche se questo periodo così povero di luce e speranza ci ha fatto vedere che spesso invece vince la prevaricazione o quanto meno l’indifferenza. In questo mese di marzo, in cui tanto si è parlato di donne, di disuguaglianza di genere e anche di femminicidi, trovo molto simpatico che, immagino per un errore di battitura, tu abbia scritto sotto il testo parlato, signorA delle cime. Lo prendo comunque come un omaggio al mondo femminile e ti ringrazio ☺️
    Un caro saluto anche da Roberto a te, ad Ivonne e a tutti gli amici del sito.

    1. Ciao Daniela e grazie per i complimenti. L’immagine della “sicura” richiama la montagna anche se non propriamente la roccia. Oggi io aiuto te, domani sarai tu ad aiutare me. Non ricordo la cifre ma certo che il Covit non aiuta e non ha aiutato: i femminicidi del 2020 sono stati superiori a quelli degli anni precedenti e non sempre quando si dice “dar fòr da mat” è solo un modo di dire. Quanto alla “Signora delle cime”, guarda la coincidenza: il secondo verso dice proprio così e lo stesso viene ripetuto poi nella seconda strofa. Però il mio errore c’è tutto: il titolo è “O Dio del cielo”.
      Ricambio a te e a Roberto il tuo gradito saluto.

  4. Ma che bello, Guido. Leggo oggi il tuo ultimo poema, dopo una settimana un po’ movimentata da tanti eventi con conseguente rimbalzo di maggior lavoro a tavolino per me. Grazie per la tenerezza e la sicurezza che metti in queste parole così vere. Io che non vivo en dòi, ma quasi sempre in numero superiore, da quattro a cinquanta, ho però intorno a me delle testimonianze così belle, a partire dalla mia famiglia, che mi danno lo spunto per distribuire anch’io maggior tenerezza. Ieri era la festa di San Giuseppe, e mi sono incontrata su skype (altro mezzo tecnologico che aiuta) a fare gli auguri a un Giuseppe affetto da una malattia che gli ha tolto movimenti e parola: adesso è sua moglie che la fa secura, con una tale tenerezza che mi sembravano due sposini in viaggio di nozze, anche se lui è su una sedia a rotelle. Grazie davvero per averci regalato un poema così bello, e guardati bene dal rallentare la tua vena poetica! Vedo che il numero di chi visita è sempre alto, e se non scrivono, sicuramente ruminano bene i contenuti che poi nutrono il cuore. Grazie a te e a chi scrive i commenti e un abbraccio anche a Ivonne che ispira in silenzio. A presto ancora.

    1. Cara Maddalena, mi fa sempre molto piacere leggerti anche perché leggo che sei spesso costretta a rubare il tempo al tempo. Grazie per le belle parole che riservi alla mia ultima poesia: nessuna sicurezza però nei miei versi piuttosto un auspicio e un proposito. E sono sicuro che a te non manchino le occasioni, le belle occasioni per vedere tradotto in realtà quanto ho cercato di dire io. La mia vena poetica a volte sembra proprio del tutto prosciugata né posso farle violenza ma, almeno per ora, non ho intenzione di mettere a riposo il mio lapis che, a volte, non oppone troppa resistenza.
      Anche da parte di Ivonne ricambio un abbraccio e un caro saluto.

  5. Ciao Guido,
    “Ma adès sénto che i dis che vìver demò ‘n dói un no l’è pu quél”: ma chi lo dice? Sicuramente abbiamo necessità di guardare negli occhi più persone di quante questo periodo ci conceda , i figli, gli amici cari e questo è sacrosanto; se intendi il vivere in due nel rapporto di coppia, mai come ora se ne capisce l’importanza, se le basi hanno fondamenta.
    Litighiamo pure, quasi sempre per delle banalità assurde, ma che bello ritrovarsi sempre….
    Bella, come sottolinea Daniela, l’espressione “far sicura”, come quando si procede in montagna allacciati ad una corda che può ben essere metafora della vita.
    Grazie e un caro saluto

    1. Ciao Saverio, chi lo dica forse sono più di quanti possiamo immaginare ma vorrei farti notare che io, da parte mia, ho scritto una poesia di tre strofe. E comunque è sempre bello che ognuno interpreti a modo proprio. Ma osservo che hai recuperato gli ultimi versi della prima strofa. Che poi i poeti, o pseudotali, ogni tanto si esprimano in maniera che può apparire discutibile, credo che ci stia.
      Grazie per la tua visita e un caro saluto ad entrambi.

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