Sarìa la vòlta bòna
la tónda gavén fat
quéi che i se la ridéva
chi ‘l déva fòr da mat.
Ma adès gavén vacini
en grande quantità
questión de qualche dì
al pèzo ‘n par de mési
col nostro bèl diploma
narén ancór en vòlta.
Ne cavéren l’armèla
molada la cadéna
narén ensìn a Trènt
nessun pu ghe credéva.
Ma ‘n mòre un qua un là
nessùni ne parléva
ma l’è saltada fòra
sta stòria maledéta
che l’à fermà la giostra
la giostra benedeta.
E adès come se fa?
Nessun vòl pu ‘l vacino
se de morir me tóca
mi mòro da me pòsta
la néva zó l’istés
sta sósta enruzemida.
Ma adès i ne dirà
che i à sbalià i cónti
che per sì pòchi mòrti
se pòl seitar el zògh
che tant el ne piaséva
cossì a pressapòch.
Sta malasòrt putana
qualcun la benediga
che ‘l la faga finida
de nar entór sto bis.

Uno qua uno là
Sarebbe la volta buona/ gli abbiamo fatto il giro/ quelli che se la ridevano/ chi dava fuori da matto./ Ma adesso abbiamo vaccini/ in grande quantità/ questione di qualche giorno/ nella peggiore delle ipotesi un paio di mesi/ col nostro bel diploma/ andremo ancora in giro./ Ci toglieremo il collare/ mollata la catena/ andremo fino a Trento/ nessuno più ci credeva// Ma ne muore uno qua una là./ E adesso come si fa?/ Nessuno vuol più il vaccino/ se mi tocca morire/ muoio per conto mio/ mollava lo stesso / la molla arrugginita.// Ma adesso ci diranno/ che hanno sbagliato i conti/ che per così pochi morti/ si può continuare il gioco/ che ci piaceva tanto/ così pressappoco./ questa malasorte puttana/ qualcuno la benedica/ che la smetta/ di andare attorno questo serpente.

Maurizio Pollini: Chopin op.9 n.2 “Nocturnes”

10 risposte

  1. ciao Guido, non so davvero cosa aggiungere a questa poesia, che definisce così bene la situazione di grande confusione e incertezza in cui siamo immersi. Una lunga maratona che sembra non finire, e noi siamo qui, ognuno con il suo carico di affanno e fatica per gestire non solo la paura per il pericolo sanitario in sè, ma anche l’aspetto psicologico della faccenda. Credo infatti che la gente abbia un bisogno innato e sano di normale socialità, che manca ormai da più di un anno. Ho letto oggi in un messaggio che mi è stato inviato che “si salveranno i più flessibili e … chi ascolta fino in fondo prima di parlare”. Chissà 🤔e soprattutto speriamo, come dici tu, che ‘l la faga finida de nar entór sto bis!
    Un caro saluto a te e a Ivonne

    1. Ciao Daniela e ben ritrovata, grazie per il tuo commento come sempre molto gradito. Avremmo tutti bisogno di “una normale socialità” come dici bene tu. A me manca anche soltanto una stretta di mano, invece ci si incontra per strada e non ci si riconosce neanche. Questi benedetti vaccini sempre introvabili, sempre insufficienti, che continuano a spostare in là ogni data, ci tengono col fiato sospeso. A noi rimane soltanto la speranza.
      Grazie Daniela e buona giornata.

  2. Bella riflessione, Guido, su come siamo su come eravamo…Sensazioni emozioni che cozzano tra di loro, che ci fanno attraversare momenti di sconforto, di esasperazione, di ribellione. Siamo pressochè saturi. Ma sai, le risorse umane sono tante e insperate ; sappiamo stringere i denti, aggrapparci a energie che cerchiamo e ricerchiamo. Per consolarmi, io ricordo spesso i primi tempi di questa triste avventura. Mi sconvolgevano le perentorie raccomandazioni urlate dagli altoparlanti, che intimavano a non uscire da casa. Ora un po’ meglio stiamo e ci è consentito fare qualche giretto, godere del sorriso della natura, che cerca di consolarci. Coraggio Guido. Facciamocelo a vicenda. Saluti solidali a tutti gli amici, a te un abbraccio.

    1. Ciao Annamaria e bentornata con queste tue note di saggezza. E mentre ce l’ho in mente, ti voglio segnalare le belle espressioni che Laura ha usato nei confronti del tuo commento a “Na nova bina”. Mi fa piacere sapere che gli amici dedicano un po’ del loro tempo anche alla lettura degli altri commenti: un modo di condivisione e di maggiore conoscenza. Siamo proprio saturi e speriamo di avere risorse a sufficienza per far fronte a questa brutta bestia che ancora non è debellata. È vero, oggi va un po’ meglio e forse la primavera ci darà una mano. Grazie per il tuo incoraggiamento che ricambio come ricambio l’abbraccio. Ciao e grazie

  3. Ciao Guido mi prendi in giorni strani
    Sono i giorni belli della primavera ma io avverto un avvilimento tale che a momenti rasenta la rabbia e in altri la tristezza
    Quella vera
    Quella che ti non ti permette di avere uno sguardo incantato
    E la rabbia che si racchiude in un vaffanculo
    Scusami se sono un po’ assente ma la tua poesia esprime molto bene i miei sentimenti
    Un abbraccio

    1. Cara Carla, questi sono i giorni più belli della primavera quando i mille fiori di mille colori la rivestono. Eppure sono d’accordo con te e col tuo “vaffa”. Non se ne può proprio più, da parte mia, di sentire quante furberie, quanti imbrogli si susseguono mentre a tanta gente è proibito di lavorare onestamente, non solo di andare in ferie! Certo che ci si fa prendere dallo sconforto e dalla tristezza, come meravigliarsi? A chi dovremmo ancora dare fiducia? E tu non scusarti di niente, è sufficiente ogni tanto un saluto.
      Ciao e teniamo duro. Ricambio l’abbraccio.

  4. Speriamo che ci si possa davvero considerare vicini alla soluzione, vorrei credere che i vaccini arrivino in grande quantità e che mantengano la loro efficacia: vorrei andare anche fino a Bolzano, nel senso di Alto Adige come luogo di escursioni. A quel che si sente ci vorrà ancora del tempo; se ho ben capito quelli sopra i 70 potrebbero essere vaccinati a giugno, quelli ultra 60 a settembre, sempre che, come nel gioco dell’oca, non si torni in prigione senza passare dal via!
    Comunque sia abbiamo fiducia di tornare a parlarci e a guardarci in viso; ne abbiamo tutti un gran bisogno mi pare.
    Per ora godiamoci le tue poesie con un grazie e un caro saluto.

    1. Ne abbiamo tutti un gran bisogno, Saverio. Con quel che ancora si sente, si fa fatica anche a credere alle tante promesse. Ma se c’è addirittura che specula e fa i soldi col covid!! Incredibile. Tu ti accontenteresti di andare a fare una camminata in Alto Adige; io mi accontenterei anche di meno. Quelli sopra e quelli sotto i settanta e i sessanta, entro giugno, entro settembre. E speriamo che non si torni indietro senza passare dal via. Ma io spero soprattutto che il governo centrale sappia imporre regole uguali per tutti e non subisca invece le iniziative dei cosiddetti governatori, la cui preoccupazione maggiore sembra di non essere inseriti fra le regioni rosse. Ringrazio e ricambio il saluto Saverio, confidando in bene.

  5. Ancora non ci possiamo guardare negli occhi, ma questo ritrovarsi ogni tanto alla lettura delle tue poesie, Guido, è un buon ricaricarsi di speranza e di fiducia. Le parole pacate e pazienti degli amici del blog aiutano a guardare un po’ più in là per osare qualche passeggiata più lunga o qualche viaggio. Vorrei andare dai miei nipotini a Firenze che crescono senza le favole della nonna. Ma so che loro verranno appena possibile. Verranno.
    Mi piace molto quanto ha riportato Daniela “si salveranno i più flessibili e… chi ascolta fino in fondo prima di parlare.”
    Ascolto il pianto di amici toccati dalla morte , ascolto il silenzio muto della morte di due miei amici. E non ci sono parole.
    Ma posso ancora ascoltare il pulsare delle mie vene, i refoli della primavera, il sole caldo nelle mie ossa. Ascolto la rabbia, la delusione, la sfiducia, lo sfinimento di persone a me care. Capisco, ma ora sono egoisticamente contenta di essermi vaccinata, almeno la prima rata, ed è ora che vaccinino tutti. Le speculazioni e gli imbrogli sui vaccini sono deprecabili e mi stupisco del senso di umanità perduto. Ma si avvicina la fine de sto bis.
    Un abbraccio di….Buona Pasqua a tutti

    1. Ciao Renata e grazie per le tue riflessioni. Anche a me questo nostro ritrovarsi sembra che faccia bene poi non riesco a schivare sempre tutti i momenti di sconforto. Daniela, antica amica, è una che ascolta bene prima di parlare; ci conosciamo ormai da tanto tempo anche in esperienza diverse. Sono talmente tante le persone a noi più o meno vicine che è quasi impossibile non conoscerne qualcuna ed è davvero un brutto sentimento che si prova. Ma tu, nonostante tutto, riesci ancora ad essere fiduciosa e sai meglio di me che i tuoi nipotini arriveranno. Così come arriverà di nuovo la quiete e si potrà riprendere a vivere come una volta. In pace.
      Grazie Renata, ciao.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *