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Luce e stròf, silènzio e rumór
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Ensin da sùbit
el Sioredio l’à metù ‘nsèma
el ziél e la tèra
ma no l’era en bèl véder la tèra
tut en sót sóra
vòida e sènza na fórma
e la strovèra pu stròva
l’era sui óri de l’abis.
E ‘l Sioredio el dis
(ma no se sa a chi che ‘l ghe l’abia dit
perché i artesani ancór no i gh’era)
“empizzé la luce che no se ghe véde gnènt”!
Enté ‘n’àmen, per encant
l’è deventà tut ciar.

Con l’encant de la luce
à ciapà fòrza anca ‘l rumór
che prima no se ‘l sentiva
e ‘ntél stròf se pòl séntir adès
pu ciar el silènzio.
Luce e rumór sotobraz
cossì come stròf e silènzio:
stròf e silènzio: dó nòte enté la nòt.
Da alór el ciar el vegnirà ciamà dì
coi so rumóri, i so sòni
fióri entéi campi e oseléti en l’ària
(ma no saverìa se fióri e oseléti i gh’era za)
e ‘l stròf el se ciamerà nòt
co la luna e le stéle
col so silènzio fónt e nèt
e musiche silenziose
demò le pu bèle.

Luce e oscurità, silenzio e rumore
Fin dall’inizio/ Dio ha messo assieme/ il cielo e la terra/ ma la terra non era un bel vedere/ tutto sottosopra/ vuota e senza una forma/ e l’oscurità più oscura/ si trovava sugli orli dell’abisso./ E Dio dice (ma non si sa a chi l’abbia detto/ perché gli artigiani ancora non c’erano) “accendete la luce che non ci si vede niente!”. In un battibaleno, come per incanto/ è diventato tutto chiaro.// Con l’incanto della luce/ ha preso forza anche il rumore/ che prima non si sentiva/ e nell’oscurità si può sentire adesso/ più chiaro il silenzio./ Luce e rumore a braccetto/ così come oscurità e silenzio:/ oscurità e silenzio: due note nella notte.// Da allora la luce verrà chiamata giorno/ con i suoi rumori, i suoi suoni/ fiori nei campi e uccellini nell’aria/ (ma non saprei se fiori e uccellini c’erano già) e il buio si è chiamato notte/ con la luna e le stelle/ e col suo silenzio profondo e pulito/ e musiche silenziose/ soltanto le più belle.
18.04.2021


“Ciclo dell’acqua” by Gabriele Tosi

20 risposte

  1. Stasera ho premuto il triangolino “play” di questa poesia ben tre volte: ho chiuso gli occhi e, col sorriso addosso, mi sono goduta questa favola.
    Come quando nelle sere di parecchi anni fa papà o mamma leggevano a me e mia sorella qualche racconto prima di dormire.
    Chi sarà stato ad accendere la luce? I fiori e gli oselèti erano lì anche prima che facesse giorno? Magari nascosti e addormentati …
    E poi quei due, Luce e Rumor, che se ne vanno sotobráz ridendo e cantando come compagni di merende…!
    Ti svelo un segreto: nessuno li può vedere, ma Stróf e Silenzio, ogni notte si incontrano e ballano leggeri sulle note di bellissime musiche silenziose….
    “Papà, ce la racconti un’altra volta?”

    Buona notte Guido.
    Grazie per tutto questo

    1. Buongiorno Laura e grazie per questo tuo simpatico, molto simpatico, commento. Quanti “compagni di merende” in questa storiella ma mi fa piacere che ti abbia conciliato il sonno. Io mi sono divertito a scriverla, a te ha risvegliato bei ricordi. Allora li senti anche tu stròf e silenzio ogni notte ballare leggeri? E chissà che il papà te ne racconterà un’altra se starai buona…
      Grazie Laura e buona giornata.

  2. Certo anche Sioredio ti starà sorridendo, compiaciuto per la tua delicata interpretazione della sua opera degli inizi. Che efficace immagine quella di “luce e rumor”, “strof e silenzio” sotobraz. La luce è più luce se diventa GIORNO, col suo corredo di canti, di suoni, di colori, di meraviglie sempre nuove. E l’ oscurità dona il suo fascino alla NOTTE, che trova il suo incanto nel silenzio. Questo, lo sappiamo, non è mai tale per l’anima, che viene perfino cullata dalle “lampade del cielo”. I tuoi versi, Guido, mi hanno proprio trascinata e vorrei essere un valido pittore per fissare il tutto in uno stupendo quadro. Dice bene Laura che paragona la tua poesia a una bella favola. Dunque grazie: la dolcezza, la delicatezza sono carezze per l’anima. Ciao, un abbraccio a te e a Ivonne.

    1. Ciao Annamaria, dici che potrebbe essere compiaciuto? Chissà quante storielle più importanti avrà sentito ma a me fa piacere che me lo dica tu. Tu poi ci hai trovato molto più di quanto io ci abbia messo nei miei versi. Dolcezza e delicatezza: carezze per l’anima.
      Grazie Annamaria e ricambio l’abbraccio.

  3. Su richiesta di Guido inoltro il commento dell’ amico Franco arrivato per mail.
    Con l’occasione vi abbraccio tutti tutti. Ciao Ivonne

    “Grazie Guido, è molto bella “Luce e stròf”, una poesia dolcissima e forte allo stesso tempo, struggente ma ricca di un respiro profondo che viene da spazi e orizzonti aperti. Anche di speranza, perché alla fine, mi pare, è più la luce degli oseléti con i loro canti che la vince anche se il silenzio delle “stele” sai evocarlo in maniera così profondamente struggente.
    Mi hanno colpito, e mi sono molto piaciuti, i primi versi di “incipit”, un contrappunto di misure e di ritmi, che aprono subito una visione piena, cosmica, quasi un abbraccio con i “momenti” delle nostre giornate: “Enfin da subit/ el Sioredio…”. Bello. E poi quel verso-intuizione che diventa rivelazione, un pò inquietante (ci sarebbe materia anche per i teologi, ma è meglio restare aggrappati alla poesia, spiega tutto meglio) quando scrivi: “Con l’encant de la luce/a ciapà forza anca ‘l rumor…”. Fino all’altro verso finale “…la luna e le stele/ col so silenzio fónt e nèt…”.
    “Fónt e nèt” sono più che aggettivi, sono una dimensione dello spirito, il silenzio come energia vitale.
    Grazie, mi sembra tu stia vivendo, in questi mesi molto difficili in tutti i sensi, una stagione poeticamente felice.
    Grazie ancora e a presto.
    Franco d. B.

    1. Ciao Franco, finalmente, vorrei dire, una strada l’hai trovata. Ed ora, mi crederai quando ti dico che dopo aver letto riflessioni e considerazioni così profonde, sarà maggiore la fatica che farò a rispondere che non quella (che non era una fatica) impiegata per scrivere questa mia che ora, dopo averti letto, piace di più anche a me. In pratica, ti sto dicendo, che con il tuo commento, mi sembra che la mia abbia acquisito, fino al punto da dare maggior valore al commento che non ai versi. A te la dimestichezza col lapis non manca e lo si capisce chiaramente. Covid o non covid. Io ho semplicemente giocato con quattro termini alternandoli e facendoli un po’ roteare fra loro, cercando di non perdere quel poco che ancora rimane nella mia memoria sulla creazione. Certo che è una “storia” piena di misteri e i misteri a me fanno paura.

      Pensavo, parlando con Ivonne (che ringrazio), come possono essere profondamente diverse le interpretazioni di una poesia o di qualsiasi altra opera.
      Grazie Franco, metto via, pieno di orgoglio, in attesa del prossimo. Un caro saluto.

  4. Questa è la fiaba bella, l’incantesimo , la voce del buon Sioredio che dà un senso al sot sora sui ori de l’ abis. Enté’n’ àmen strof e silenzio, luce e rumor, musiche silenziose, fiori entei campi e oseléti en l’ària. Che paradiso!!!
    Questa è la fiaba più bella e non si è mai stanchi di ascoltarla con queste parole nel tuo dialetto melodioso , con le immagini fantasmagoriche e miracolose e… con la voglia di essere lì a partecipare con gli occhi sgranati.
    Bella bella la tua poesia. Un bel sogno. Una realtà commovente. Grazie grazie
    Un abbraccio a te e a Ivonne e un saluto celestiale a tutti gli amici

    1. Ciao Renata e grazie per le belle espressioni, in parte così simili a quelle di Franco (vedi il commento che precede il tuo). Si vede che hai molto maggiore dimestichezza di me su questo, come su tanti altri argomenti. Quasi quasi ti rimanderei alla lettura di quanto ha infatti scritto Franco. Anche per te, come già per Laura, è una fiaba alla quale tu aggiungi espressioni che mi fanno molto piacere. Mi meraviglia un po’ il silenzio su certe mie espressioni furbesche “epizzé la luce che no se ghe véde gnènt”, e altre che m hanno divertito.. È stato davvero un divertimento che mi ha occupato un po’ di tempo di due giornate successive e non mi aspettavo un riscontro così positivo, per giunta con due amici che intervengono per la prima volta.
      Grazie Renata, rispondo anch’io con un abbraccio e un saluto … stellato e silenzioso.

  5. Grazie Guido, che con la poesia ci porti lì dove terra e cielo si toccano, buio e luce si incontrano. Bello ascoltare la musica del silenzio., gli uccellini che si addormentano e si svegliano. È tutto un grande abbraccio e noi ci siamo dentro, insieme.

    1. Grazie a te Lidia anche di questo tuo primo intervento. E grazie per le considerazioni che fai. È davvero tutto un grande abbraccio.
      Un caro saluto a te e a Martin.

  6. Ciao Guido carissimo! meno male che Annamaria ha citato sul WathsApp dei Geschw quella bella poesia che ho letto e ascoltato con gioia e piacere due e tre volte! non ho capito il perchè della sua vicinanza con quella scultura – anche lei molto bella….”Luce e strof – silenzio e rumore”… che poi diventa “luce e rumore – Oscurità e silenzio, profondo e pulito ” con le sue magiche musiche silenziose, che per conto mio includono i concerti delle campane e i cinguettii di molti uccelli, creando un alone di pace e di preghiera. Quella preghiera semplice . Quella preghiera che piaceva a san Francesco anche lui sensibilissimo poeta che ascoltava e capiva “il parlare ” della natura, del sole e della luna, dei fiori e degli uccelli… “Laudato sii Tu mi’ Signore, con tucte le tue creature”, Tu pace, giustizia, letizia… Tu custode, protettore,amore, da sempre e per sempre. Un grande abbraccio a te e Ivonne. carla

    1. Ciao Carla, a volte non posso lamentarmi di avere troppe sorelle. È la prima volta anche per te che vieni a trovarmi e mi sembra, non che io ci sappia fare molto, ma mi sembra che tu faccia un po’ di confusione col WathsApp che invece non c’entra. Mi fa piacere che assimili i mei versi alle parole e ai versi di San Francesco che tu conosci molto bene.
      Grazie, un caro saluto e buonanotte.

  7. Ciao Guido, ho ascoltato con molto piacere questa tua nuova poesia e letto con interesse i numerosi entusiastici commenti e davvero… cosa aggiungere? Un altro grazie augurandoti tanti giorni pieni di luce, colori e suoni allegri e tante notti piene di silenzi rigeneranti, stelle e musiche leggere, anzi leggerissime (come dice una canzone in voga 😉).
    Un abbraccio a te, a Ivonne e a tutti gli amici!

    1. Cara Daniela ciao, sono molto contento che ci sia anche tu, mi fa piacere leggerti, come fedele amica veterana. Non mi sarei aspettato tanti commenti e tante belle parole, forse eccessivamente buone nei confronti miei e dei miei versi. Non conosco la canzone in voga di cui parli tu ma i tuoi auguri li accetto a braccia aperte e li ricambio, con affetto a te e Roberto. Un abbraccio e u caro saluto.

  8. Ciao Guido, fine narratore della creazione; cos’altro ci potrai riservare la prossima volta? Mi aggiungo ai tanti complimenti per questa poesia carinissima. La tua “confidenza” con la poesia (soprattutto dialettale) ha raggiunto livelli veramente notevoli e ne sentiremo ancora delle belle!
    Un saluto a tutti.

    1. Ciao Saverio carissimo; come ho già detto con qualcun altro, io mi sono proprio divertito a scrivere questa che qualcuno, in maniera simpatica, ha definito novella, fiaba. Non credevo però di suscitare tanto interesse e la cosa non può che farmi piacere. Mancava una voce che era la tua e sto osservando che sia pur fra tanti commenti, i vecchi amici mi sembra si siano un po’ dileguati: la cosa mi dispiacerebbe moltissimo. Belle le tue parole e moto graditi i tuoi complimenti. Non so però quanto sarò in grado di scriverne ancora “delle belle”. L’età avanza e la salute non ci guadagna.
      Grazie ancora Saverio con un saluto ricambiato.

  9. Caro Guido, in coda a tutti questi commenti così belli, mi sento un po’ come il pastorello che andando con gli altri pastori alla grotta di Gesù bambino si sentiva confuso perché era povero e non aveva niente da portare. La Madonna se ne accorge, prende il BAMBINO e glielo mette in braccio, dicendogli di tenerlo perché lei doveva ricevere il latte, il burro, il formaggio che le offrivano. Anche a me metti la tua creatura in braccio, come uno dei doni più belli che potessi farci. Credo che sia la più bella parafrasi del racconto della creazione che io abbia sentito, letto con il cuore di un poeta abituato a immergersi nella bellezza, e a guardarla con lo stupore di chi la vede sempre come nuova, ne ascolta i rumori per distinguerne la provenienza, entra nel mistero in punta di piedi (o in punta di matita) per non disturbarlo, fino a diventare parte di quella stessa bellezza, sapendo che Sioredio l’ha messa insieme proprio per lui, prima che per tutti gli altri, e gli ha suggerito di raccontarla. E anche la racconta con il senso di humour emozionato e commosso di chi non se ne fa un’abitudine, ma sa prendersi in giro delicatamente e con gusto. La Carla ha parlato di San Francesco, e io la accompagno. Anche lui ha scritto in ‘dialetto’ a suo tempo, per essere meglio compreso da chi il latino non lo sapeva.
    Mi ha dato tanta gioia, pensi che riuscirò a impararla a memoria???? Grazie di cuore

    1. Ciao Maddalena, bello ma forse un po’ azzardato il paragone e comunque tante grazie. Usi delle belle espressioni che, credimi, mi mettono un po’ in imbarazzo. La mia, avrai notato, è più una storia che una poesia che mi sono divertito a prendere un po’ alla leggera, con il senso di humor, dici tu. Non so come l’abbia raccontata a suo tempo San Francesco ma sono certo c he gli sia riuscito molto più facile e molto comprensibile a tutti. Sono contento che ti sia piaciuta e, quanto a impararla a memoria, mi saprai dire. Ma ne vale la pena?
      Buon weekend e un caro saluto.

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