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Poeta venditór
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Te gai la spizza de scrìver
se no te scrivi no te stai bèn
na paròla drìo l’altra
te méti zó i to vèrsi.
Te i bini ensèma che no i vaga pèrsi
e po’ ogniqualtrar te vèn n’altra spizza
de véderli tuti ‘nsèma enté ‘n librét.
Ma te gai la memòria córta
e no te séi en falchét
a far el venditór.
Me basterìa ‘n scagnèl en piazza
arènt a la verdura e al formai
o fòr da la césa
finidi i funerai:
lezérne su alquante
pò contarle per véder a le tante
che sól piòva o vènt
no ò vendù ‘n bèl gnènt.

Poeta commerciante
Hai la voglia di scrivere/ se non scrivi non stai bene/ una parola dietro l’altra/ stendi i tuoi versi./ Gli raccogli che non vadano persi/e poi ogni tanto ti viene un’altra voglia/ di vederli tutti assieme in un libretto./ Ma hai la memoria corta/ e non sei un falchetto/ a fare il commerciante./ Mi basterebbe uno sgabello in piazza/ vicino alla verdura e al formaggio/ o all’uscita dalle chiese/ finiti i funerali:/ Leggerne alcune/ poi contarle per vedere alla fine/ che sole, pioggia o vento/ non ho venduto un bel niente.
09.01.2021

J.S. Bach

8 risposte

  1. Penso che questi versi siano una bella rappresentazione del tuo bisogno di esprimere i tuoi sentimenti attraverso questa forma di arte che è la poesia, alla quale avevo prestato ben poca attenzione (a parte qualche eccezione scolastica) e che ha suscitato il mio interesse proprio grazie a te. La poesia dialettale è sempre stata difficile da affrontare proprio perché i dialetti sono molti e con termini a volte non comprensibili. Penso di avertelo già detto, ma da quando posso ascoltare il testo dalla tua voce mi pare tutto molto chiaro, più emozionante e “intimo”.
    Ho cominciato a leggerti attraverso i tuoi racconti di montagna, le tue escursioni che tante volte ho “copiato” ; penso che la tua poesia possa continuare ad essere un bel filo che ci lega e per questo auguro ancora al poeta di perseverare nella sua “spizza de scriver”.
    Ciao Guido, un caro saluto.

    1. Ciao Saverio! l’èra ‘n pèz che no ne vedéven! Vi ho incontrati belli pimpanti stamattina sulle nostre strade del lago. Per me è stata una piccola conquista aver percorso 6 km dopo tempo immemore! Questi due ultimi anni, ce lo dicevamo a vicenda, a me sono costati moltissimo. E comunque tiriamo avanti.
      Trovo sempre molte belle espressioni nei tuoi messaggi e ti ringrazio; pensare di avere anch’io un piccolo merito per aver svegliato in te l’interesse per la poesia per la quale non nutrivi grande simpatia non può che farmi piacere. Poi nomini la “nostra” montagna e sono orgoglioso che tu abbia “copiato” qualche mio percorso, che tu potrai ancora ripetere. Per il blog invece, è proprio sperando di non disperderci tutti sulla propria strada che è nato. Non so però quanto a lungo potrà durare questa mia “spizza”.
      Ancora grazie Saverio e un caro saluto a te e a Mirna.

  2. Che belle queste “spizze”. Sane. Si dice che le parole sgorgano dopo aver premuto dentro, con urgenza. Na paròla drio l’altra da binar ensèma ed ecco pronti i nuovi versi. E’ sempre una magia. E’ sempre estrarre con maestria dal cappello di sensazioni e sentimenti la parola con l’accento giusto, l’immagine che vibra e che commuove.
    Lo scagnèl fòr da al césa vicino al mendicante e all’imbonitore fa parte del quadro di un’umanità che s’è persa purtroppo , e non solo per la pandemia.
    Ecco, anche questa volta me la sono goduta la tua poesia, dal sapore buono. Grazie.
    Buon mese di maggio e un saluto a tutti

    1. Grazie Renata, ma grazie davvero perché mi hai costretto a riascoltare la poesia (completa di musica e di voce, mi sembra) che mi ha risvegliato dentro antiche (credo di poterlo dire) “spizze”. Sapessi quanto ho pensato, diversi anni fa ormai, di mettermi con uno “scagnèl” fra i banchetti del mercato a recitare le mie poesie.
      Più che poeta venditore, mi sarebbe piaciuto fare il poeta recitante, magari con un amico con la chitarra o con il mandolino, ad accompagnare i miei versi. Adesso invece si incontra ancora, ogni tanto, qualcuno che vende libri usati (a proposito quanti potresti venderne tu di quelli che hai letto?).
      Grazie ancora per le tue parole sempre così appropriate.
      Buon maggio e un abbraccio.

  3. Evviva le “spizze” come le tue, perchè ne godiamo noi, che apprezziamo il tuo originale poetare. Sei carino e mi fai tenerezza, perchè lungi dal tenere tutto per te, vorresti che altri ne avessere gioia. Lo scagnel è forse un mezzo poco idoneo, ma ci sono delle alternative.. Perchè ai tanti che hai in rubrica, non comunichi che possono leggere le tue poesie, a mano a mano che le scrivi e le pubblichi? Pensaci! Grazie comunque: bella la poesia, bello il brano musicale scelto , suadente e caldo il tuo declamare. Un caro sorridente saluto a te e a tutti gli amici.

    1. Non sempre “viva le spizze” perché se non si riesce a togliertele, non è un bello stare. Una volta, ormai diversi anni fa, riuscivo a togliermi qualche “spizza” quando venivo premiato in qualche concorso; ma non partecipo più da tempo ormai. È una bella soddisfazione, credimi, leggere in pubblico e non perché alla fine segue sempre un immancabile applauso ma perché anche quello è un bel modo di condividere, “dal vivo” per giunta.
      Quanto a comunicare che c’è un blog dove vengono pubblicate poesie in dialetto, per me è cosa fatta. Penso che, se ognuno di voi amici, nel proprio ambito, facesse il passaparola sarebbero sarebbero certamente di più le visite e forse anche i commenti. Ma forse chiedo troppo. In Alto Adige ci sono tante più persone di quanto non si creda, di origine trentina: pensa che negli anni in cui la Zona Industrial dava da lavorare a migliaia di persone, andavano a prendere gli operai ai loro paesi. Anni fa, ho avuto il piacere di leggere le mie poesie in dialetto trentino perfino a Bressanone, oltre che a Bolzano e a Laives: ma l’acqua passata non macina più!
      Grazie per le tue belle considerazioni e buon pomeriggio, con un caro saluto (anche agli amici che pare facciano tanta fatica a farsi vivi).

  4. Difficile vendere “poesia”, Guido e ci si è messo anche sta bestia di covid a tarparle le ali. Importante, come fai tu, a non mollare e tirar dritto e vivere fermando le nostre emozioni e impressioni che salgono dal cuore e donate dalla natura. Ti ammiro molto ti leggo e ascolto molto volentieri. Mi sei di stimolo. Un forte abbraccio, poeta carissimo e augurio mdi serenutà e salute. Emilio Gallina

    1. Ben tornato Emilio, sono contento che ti sia rimesso.
      Penso abbia sperimentato anche tu le difficoltà di fare il poeta commerciante ma entrambi abbiamo la fortuna di scrivere per passione; e d’altro canto se io lo facessi di professione sarei da un bel po’ assistito dalla Caritas. Ti ringrazio per le tue belle espressioni e per i tuoi complimenti che mi paiono anche eccesivi e sarei davvero contento di riuscire ad esserti di stimolo ma non penso tu ne abbia bisogno. Ancora grazie. Ricambio di cuore il tuo augurio di serenità e salute. Ciao.

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