© poesie e immagini sono coperte copyright e diritti d'autore

El diàol
0
visite 141

Entéi ultimi dó ani
par che sia envecià de dése
come se me fussa enzopetà
entél scalin dei otanta.
Che abia tacà a calar rulòdi?
Me par che sia na guèra sènza fin
cóntra ‘l tèmp
na guèra che l’òm el pèrde sempre
.

Se cór drìo nùgole su la zima dei mónti
e l’è come vardar el tèmp che ‘l scampa,
solo adès me ne ascorzo
che no l’è ‘n zògh fàzile
passar entrà le gambe
de na vita cossì desgualiva
e no l’è bèl, credéme
gavér la sensazión
che ‘l ram endó che se è sentadi
el poderìa zéder da ancoi a doman,
che bisògn ancór tirar la còrda
savéndo che da l’altra
poderìa èsserghe ‘l diàol che ‘l tira.

Il diavolo
Negli ultimi due anni/ sembra che sia invecchiato di dieci/ come se mi fossi inciampato/ nello scalino degli ottanta./ Che abbiano iniziato ad abbassarsi tapparelle?/ Mi sembra che sia una guerra senza fine/ contro il tempo/ una guerra che l’uomo perde sempre.// Si rincorrono nuvole sulla cima dei monti/ ed è come guardare il tempo che scappa,/ soltanto adesso mi accorgo/ che non è un gioco facile/ passare fra le gambe/ di una vita così diseguale/ e non è bello, credetemi/ avere la sensazione/ che il ramo dove siamo seduti/ potrebbe cedere da oggi a domani,/ che bisogna ancora tirare la corda/ sapendo che dall’altra/ potrebbe esserci il diavolo che tira.
0.05.2021

al violino una bimba di sette anni

20 risposte

  1. Caro Guido,
    Ci voleva una giornata cupa e grigia come quella odierna per sentirti raccontare queste tristi e legittime considerazioni; che siano autobiografiche è fuor di dubbio ma voglio credere che al tornar del sole qualcosina possa migliorare, nell’animo. Sappi che mi sento in grande sintonia con i tuoi pensieri, così simili ai miei (con le dovute proporzioni anagrafiche, spero) e per questo mi sento vicino a te.
    Bella poesia, dura quanto basta per augurarti di cuore che i tuoi pensieri si alleggeriscano, a tuo beneficio, al ritorno del sole.
    Un grade abbraccio.
    PS: è la prima volta che scrivo un commento dal telefono perché è una gran fatica , spero di non aver fatto errori.

    1. Ciao Saverio!
      E quando si parla di puntualità e sollecitudine, di certo non si può fare riferimento a te: dovevo ancora finire di inviare che il tuo commento, come il solito graditissimo, era già qui.
      Grazie Saverio ma grazie col cuore, non così per dire. Ci conosciamo abbastanza (anche per quanto riguarda l’età).
      Come dicevo nella newsletter, se non le racconto agli amici queste cose a chi le posso raccontare? E poi non è passato molto dal nostro incontro in passeggiata sulle strade del lago. Ma da allora sappi che sono anche un po’ migliorato con due brevi escursioni all’ombra della pineta di Caldonazzo, la seconda con ben 300 metri di dislivello (incredibile!). Poi magari pago perché mi ci vogliono alcuni giorni per recuperare e rimane il dubbio di aver fatto bene o male.
      Complimenti per l’uso del cellulare; io che, come risaputo sono uno zuccone, non sarei capace. Nessun errore da parte tua.
      Grazie ancora ricambiando l’abbraccio a te e Mirna.

  2. Caro Guido
    Mi trovo un pò in difficoltà a commentare questa tua ultima poesia piena di verità. Purtroppo el diaol la corda la tiene
    in mano da sempre, spesso la muove per farci solo saltare distrattamente (anche due alla volta ) Ma quando si annoia la gira in maniera brusca per farci cadere. Dunque , cerchiamo di non dargli corda . Complimenti e saluti carissimi.

    1. Caro Onorio,
      se capisco bene ti troveresti più a tuo agio a commentare una poesia che contenesse meno verità. Ma per come ti conosco, col sorriso e la battuta sempre pronta, mi sembra di vedere il tuo sorriso sornione e qualche pensiero indecifrabile. Ma condividi che sia il diavolo a menare le danze con la corda. Cerchiamo di non lasciargliene troppo, allora, come consigli tu.
      Grazie e ricambio a te e a Elvira carissimi saluti e, vista l’ora, ti auguro la buona notte.

  3. Ho letto e ascoltato ieri, letto e riascoltato oggi questa tua bella, proprio bella mesta poesia. Le sensazioni che così bene esprimi richiedono solo rispettosa comprensione. Ma guarda che il tuo “enzopetarte” lo speramentano proprio tante persone; di diverse ho ascoltato lo sfogo pure io. E io mica ne sono esente: Mi capita a volte di rimpiangere il tempo in cui riuscivo a fare molte più cose. Poi penso che sarei sciocca se ritenessi di essere indispensabile chissà a chi..In quei momenti però la mestizia , il rimpianto la fanno da padroni ed è difficile non sentirne il peso. Per fortuna a questi non piacevoli momenti, se ne alternano altri nei quali tutto appare ancora gratificante e consolante. Così certamente sarà anche per te Guido, che godi del luogo ameno in cui vivi, ne apprezzi il colore, i suoni la bellezza… Hai il merlo che viene a farti visita, un giardino stupendo, ma soprattutto tante persone che ti vogliono bene, la soddisfazione di belle e non facili passeggiate. Auguri per tutto, fratello e consolati: io sono più vecchia di te. Un abbraccio solidale.

    1. Ciao Annamaria,
      questa volta mi hai propinato una bella ramanzina, nel tuo ruolo di sorella maggiore. E devo anche tacere perché hai tante ragioni.
      Non vorrei però che prendessi questa mia come un piagnisteo e se hai letto con attenzione quanto dico nella newsletter, lo riconoscerai anche tu. E’ vero che lo scrivere, per altri il leggere, spesso funziona come terapia ma ti assicuro che non è questo il caso. Ma non è nemmeno uno sfogo, come dici. Volevo soltanto condividere con amici che non si vedono mai o molto raramente qualcosa che pesa dentro. Certo che ci sono anche i momenti belli, come la pastasciutta ai frutti di mare che oggi Ivonne mi ha fatto trovare in tavola a pranzo. Come il saluto gentile di un persona che di norma non saluta, o il merlo che col suo canto mi dà il suo buongiorno. Ma sono sicuro che non ti sfuggirà che ci troviamo su due piani diversi.
      Ringraziandoti ancora, concludo facendoti osservare che non mi pare tu abbia dedicato molto spazio al commento della poesia, o mi sbaglio? Solo una ramanzina con una tiratina di orecchi.
      Ciao e a presto

      1. Ma va, Guido, non voleva assolutamente essere una ramanzina….Il fatto che abbia letto. e riletto, ascoltato e riascoltato la poesia e ne abbia ricavato piacere, affermando che è proprio bella, assume per me il valore di un commento e…commento positivo

        1. Scusa Annamaria, forse anche per l’emozione dell’incontro di tennis, ho sbagliato qualcosa; ti avevo già risposto scusandomi se ero stato forse un po’ poco ricettivo. Peraltro quel che dicevi mi appare ancora in buona parte condivisibile. Non tutti i momenti sono eguali.
          Abbi pazienza. Ciao e buona notte.

  4. La sensazione di essermi “enzopetada” la conosco bene. Una camminata leggera, veloce, senza il fiatone mi occupa i ricordi, ma sono ricordi che non fanno male. Mi enzopeto spesso, nel niente, e mi contemplo con pazienza, a volte con pietà. Ma è forte lo sguardo sulla strada ancora aperta, è forte la presa della corda ancora tesa, da tirare, da non mollare. Il tempo si è dilatato o forse si è ristretto: ” vardar el tèmp che ‘l scampa” E se fosse da sedersi
    entel scalin?Godersi un po’ di riposo e…meditare sorridendo!
    Insomma proprio bellatua poesia. Fa pensare s

    1. Grazie Renata,
      senza fare il tuo nome, ho appena (leggi il commento di Laura) pensato a te alla tua forza e al tuo coraggio. E senza nessuna rassegnazione sia pure con tante preoccupazioni. Nessuno ti toglie, che bella fortuna e quanta forza di volontà, la tua camminata veloce di cinque chilometri al primo mattino. Non riesco a vederti impietosita su te stessa. Godersi un po’ di riposo dici ma io non sarei così stanco da dovermi riposare. Meditare va bene anche se mi riusciva meglio in montagna, sorridendo credo di non riuscirci ma ci proverò.
      Grazie Renata ma non è una novità che tu sia il mio esempio.

  5. I tuoi versi sono intensi e rispecchiano le parole e le preoccupazioni che più volte mi hai espresso di persona.

    Ribatto con un dialogo tra due personaggi di fantasia (Sir e il suo maggiordomo Lloyd) creati da un giovane autore piemontese.
    Sono parole che mi sono appuntata sulla parete davanti alla mia camera da letto.

    Parole che tanti,
    giovani o anziani che siano,
    dovrebbero leggere e ricordare.

    Accettarsi e amarsi per come si è, aiuta a continuare ad amare la vita anche quando non si riesce a scalare una montagna…

    Perché la felicità a volte sta proprio solo anche nella sorpresa di una pasta ai frutti di mare preparata da Ivonne.

    ——————–

    “Lloyd, mi sento fragile”
    “Per quale ragione, sir?”
    “Non lo so, ma ho l’impressione di poter andare in mille pezzi da un momento all’altro”
    “Sir, anche l’oceano, divenendo pioggia, si separa in mille gocce. Eppure nessuno pensa che sia fragile”
    “Questo cosa significa, Lloyd?”
    “Che la fragilità, sir, non è perdere la propria forma. Ma non accettare di averne altre”
    “Grazie mille, Lloyd”
    “Prego, sir”

    1. Grazie Laura,
      bel commento il tuo dal quale estrapolerei due parole: preoccupazione e accettazione, questa seconda della quale tu mi fai notare l’assenza. E non posso darti torto. Accettarsi per come si è, converrai che non è sempre così facile e scontato. Ma parlo ovviamente solo per me. Conosco altri che sanno accettare non con rassegnazione ma con forza. Vorrei imparare. Bello e significativo il dialogo.
      Ancora grazie.

  6. Ciao Guido, mi sento un po’ in ambarazzo ad aggiungere qualcosa ai commenti molto interessanti di chi mi ha preceduto.
    Ci tenevo però a dirti che ieri Roberto, ascoltando la tua poesia, si è commosso e, da parte sua, mi dice di scriverti che quel ramo su cui sei appoggiato è senz’altro sostenuto dai tanti amici e parenti di cui ti sei meritato l’affetto e la stima nel corso della vita, per cui…appoggiati pure con tranquillità, chè l’eventuale discesa non sarà brusca.
    A me è piaciuta molto l’espressione “Che abia tacà a calar rulòdi?” che mi sembra rendere benissimo l’idea della luce che pian piano va a calare…E se ti pare strano esserti enzopetà entél scalin dei otanta, vuol dire che fino a quello precedente sei salito con l’energia un quarantenne!
    Dopodiché, penso che ognuno di noi abbia il diritto di vivere a modo proprio e con i propri tempi le sensazioni e i sentimenti provocati dagli inciampi della vita; però il dialogo proposto da Laura può essere davvero di aiuto per guardare alle cose con occhi nuovi…
    Un caloroso saluto anche alla tua cuoca (e non solo), che contribuisce a rallegrare le giornate! 😉

    1. Ciao Daniela e ti prego di non sentirti in imbarazzo; fra gli amici che ti hanno preceduta c’è stato chi, pur con affetto, mi ha dato una tirata di orecchi che nel tuo commento invece non trovo. Grazie a Roberto per la sua sensibilità: spero si sia dotato di qualche telone, di quelli che usano i pompieri. Caro il tuo Roberto, ti prego di salutarmelo tanto.
      Non proprio di un quarantenne Daniela ma fino a due tre anni fa potevo permettermi camminate serie che tu, che mi segui da tempo, avrai potuto leggere sul mio sito precedente. E comunque è proprio come dici tu: si sta poco a poco spegnendo la luce. Hai ragione per quel che dici del dialogo proposto da Laura ma, cosa vuoi che ti dica? a me sembra un po’ debole, sbagliando probabilmente nel mio caso.
      Un caro saluto e chissà che non si riesca anche a vedersi (prima che si spezzi il ramo.

  7. Guido, i tuoi versi non sono poi così personali, tutt’altro. Ci sono un’infinità di persone, particolarmente tra i diversamente giovani come noi che vivono le stesse difficoltà. Mi trovo perfettamente sulla tua stessa lunghezza d’onda. Su quel ramo su cui siamo seduti, come dici tu, può cedere all’improvviso e… E allora bisogna tener ben salda la corta e non dara vinta al tentatore sempre pronto a fregarti. Qui da sempre alle 20.30 suona l’Ave Maria e a quel suono sale sempre una preghiera di ringraziamento alla Vergine per il dono del giorno. Ho inciampato anch’io se un gradino e quello che mi dispiace è, come già detto, l’aver abbandonato anche covid, alcune cose vitali e tra questa la poesia. Non è detto che un giorno o l’altro riprenda a scrivere. Ti ringrazio per la tua carica di vita che i tuoi versi sanno trasmettere spesso con un sorriso. Grazie Guido. Si continua. Una forte stretta di mano. Emilio

    1. Ciao Emilio, mi piace quel “diversamente giovani” ma spero che non siano poi proprio un’infinità. Certo che ognuno ha il proprio ramo e si spera che non ceda all’improvviso. Non vorrei essere intrigante ma penso che, pur con i figli vicini, è l’assenza di tua moglie che si fa ancora sentire. Ma sono sicuro che, anche col dono della fede che tu hai, ti tornerà la vena, ne sono certo. Grazie per quanto dici dei miei versi: faccio del mio meglio.
      Grazie Emilio con un abbraccio

  8. Grazie Guido, la trovo molto bella e vera questa poesia. Anch’io, che sto per “enzopetarme” nel temuto scalino, mi sento invecchiato di anni in questi due ultimi passati. Ed è molto bella l’immagine “de ‘l temp che scampa” come le nuvole sulle cime dei monti … con il Pizzo magari, che fa da cronometro ed anche barometro, segnando ore e minuti, attimi di sereno e nubi di scoraggiante tempesta. Sì, è lì nel cielo che si misura il correre del tempo e la tua poesia lo esprime bene.
    Ho solo trovato un po’ sbilanciato, forse, il titolo … perché è vero che c’è “el diaol” che tira la corda, ma dall’altro capo c’è anche uno spiritello, (o un angioletto, come in Dante, ricordi?) che contende all’”inimico” il tempo delle nostre animucce, e forse il tempo infinito … E tira forse dalla sua parte la corda! Comunque, nei versi, giù da quei monti, con le nuvole viene anche una promessa di bellezza … di speranza. La poesia è forte e intensa perché scandisce l’inesorabile, il destino, ma non dà disperazione, si aggrappa con virilità alle rocce dei monti, a quelle nubi che corrono, sia pur stracciate dal vento.
    Grazie! Se in un momento poeticamente felice, conciso e al tempo stesso avvolgente nei tuoi versi (e nei tuoi

    1. Ciao Franco e grazie per queste belle profonde considerazioni. Nomini il Pizzo, termometro e barometro, meta molte volte raggiunta ma ormai uscita dai miei … sogni e che devo accontentarmi ad ammirarla da casa. Sullo sbilanciamento del titolo devo darti ragione, spesso un aggettivo in più o uno in meno dipende dal momento contingente e sempre tutto dipende dal male, dai dolori che si è costretti a sopportare (a volte per incapacità propria nel dosaggio dei farmaci). Vorrei credere alla promessa di bellezza e di speranza sia pur dentro a un disegno già preordinato. Bello quanto dici perché usi, alla perfezione direi, un bellissimo linguaggio da montanaro quale anche tu sei stato, prima di raggiungere il fatidico scalino.
      Grazie ancora Franco e torna.

  9. Ciao Guido scusa la mia assenza, ma faccio fatica a stare dietro a tutte le cose che mi sono prefissata oltre a quelle che rientrano tutti i giorni nelle mie priorità.
    La tua poesia è vera e vale per tutti
    Con il tempo dobbiamo farci i conti tutti, anche se nessuno di noi sa quanto gliene sia stato concesso.
    È difficile per tutti ma ogni giorno si è un giorno più vecchi.
    Ma per alcuni è consolatorio il fatto di aver avuto una vita piena di soddisfazioni e la tua e’una di queste
    Hai scritto molto e molto hai viaggiato
    Io poco dell’uno e poco dell’altro.
    Ciao Guido

    1. Ciao Carla,
      non ti scusare di niente, sono contento di ritrovarti qui fra altri amici. Dici bene tu sull’invecchiamento, giorno dopo giorno: tu sei giovane e piena di vitalità: hai ancora tempo di fare progetti realizzarli; peggio è quando l’invecchiamento si misura anno per anno. Ma tu certamente avrai capito che non era questo il tema della poesia. E comunque è vero, lo riconosco con un po’ di rimpianto, quanto piena sia stata la mia vita e quante le soddisfazioni.
      Grazie della visita e non lasciar passare più tanto tempo. Buona serata e buon lavoro, finalmente!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

altre
poesie