© poesie e immagini sono coperte copyright e diritti d'autore

Come radìs
0
visite 102

Me piaserìa dropar paròle
come radìs fónde
che le ghe faga cóntra ‘l vènt
no cóme ‘embezile empetolà
che ‘l missia ‘l bianch col négro
en zòcol con na zavata.
Me piaserìa èsser bòn de rìderghe a la vita
anca quan che la vèn zó a cèle revèrse
e sentir, cóme per miracol,
endrizzarse i bèchi de na bóca
per sòlit caìa de sorisi.
Col spìrit de ‘n matelòt
e na récia vérda tant che pè de andivia
riderghe a quéla veciòta sót al so capelìn
e pò lassar che la vita
la vaga per la so strada
en vècio salesà pién de buse
e se quél móstro che ‘l me spia
dal spègio el gà da dir
far finta de gnènt e zifolando
ciapar el sgól tant che squassacóa ennamorada.

Vorìa entél l’an de l’atenzión
l’an del volèrghe bèn ai altri
lassar che parla ‘l silènzio,
el pu bèl regal de la natura.

Come radice
Mi piacerebbe usare le parole/ come radici profonde/ che tengano testa al vento/ non come imbecille impacciato/che mescola il bianco col nero/ uno zoccolo con una ciabatta./ Mi piacerebbe riuscire a sorridere alla vita/ anche quando piove a dirotto e sentire, come per miracolo,/ raddrizzarsi gli angoli di una bocca/ solitamente avara di sorrisi./ con l’animo di un ragazzino/ e un orecchio verde come un piede di indivia/ sorridere a quella vecchietta sotto il suo cappellino/ e poi lasciare che la vita/ segua la sua strada/ un vecchio selciato pieno di buche/ e se quel mostro che mi spia/ dallo specchio ha da ridire/ fare finta di niente e fischiettando/ prendere il volo come ballerina bianca innamorata.// Vorrei nell’anno dell’attenzione/ l’anno del voler bene agli altri/ lasciare che parli il silenzio/ il più bel regalo della natura.
25.05.2021

Piano: “Bittersweet synphony”

14 risposte

  1. Beh, Guido, tanti complimenti per essere riuscito ad inserire in una bella e delicata poesia tracce dei nostri precedenti commenti! Sono andata a rileggerli e credo di averli intercettati tutti. Bravo davvero! 👏
    E poi, con il termine squassacoa, mi hai fatto ricordare il mio papà, che conosceva tanti uccelli e ce li indicava sempre con il nome in dialetto. Era da tanto che non risentivo questo termine.
    Grazie e buone giornate a tutti, sperando che il sole ci accompagni ancora e che le attuali previsioni per i prossimi giorni siano pessimistiche…

    1. Ciao Daniela, ringrazio anche te e Roberto per la segnalazione dell’errore e cerco di consolarmi considerando l’attenzione che i miei amici mettono nella lettura. La primogenitura, come dico anche sopra con Carlo, spetta a Saverio, che ringrazio ancora.
      Grazie per i complimenti che fai ai miei versi e mi fa piacere che, tramite loro, ti tornino alla memoria parole dialettali, un po’desuete, che usava tuo papà che forse, dalla nuvoletta in cui si trova ora, sorride a queste piccole cose di questo piccolo mondo.
      Ciao e un abbraccio.

    1. Ciao Carlo e grazie della visita.
      Mi scuso con te, con chi ti ha preceduto nella segnalazione e con chi seguirà.
      Come dicevo con Saverio, il primo a segnalarmi l’errore, per me, sempre meno a mio agio con questi attrezzi, è un piccolo mistero di cui prendo atto cercando di fare maggiore attenzione in seguito. Finché la barca va…
      Un caro saluto, Carlo

  2. Caro Guido,
    grazie per la primogenitura in merito alla segnalazione del piccolo refuso; l’avevo fatta in maniera discreta e solo a te ma ora sono stato smascherato….
    Comincio così, tanto per ridere sui nostri piccoli errori informatici sicuramente veniali; è andata ben peggio a Roma con la targa di Azeglio Ciampi.
    Chissà quanti “me piaserìa” ha pronunciato ognuno di noi nella vita, chissà se qualche volta si è concretizzato, ma purtroppo non dipende sempre e solo da noi.
    La poesia è molto bella e fin dalla prima lettura mi ha richiamato la canzone “Vorrei” di Francesco Guccini perché sai che la mia testa è piena di musica.
    Ti ringrazio quindi per i bei versi e “me piaserìa” che ne scrivessi molti ancora.
    Un caro saluto.

    1. Ciao Saverio e grazie per il tuo simpatico commento. È vero che l’hanno fatta più grossa a Roma con la targa di Azeglio Ciampi ma ciò non mi esime dal fare maggiore attenzione quando scrivo e prima di spedire.
      Immagino anch’io che non saranno in molti a non aver detto, almeno una volta, “me piaserìa” e che molto spesso i loro desideri siano rimati tali. E meno male, altrimenti non ci sarebbe più la casualità, l’imprevisto, l’improvvisata.
      Di Guccini purtroppo conosco assai poco e invidio benevolmente la tua testa “piena di musica”, soprattutto dopo averti sentito più volte suonare.
      Quanto a scrivere ancora a lungo, come da tuo invito, sarebbe anche la mia intenzione ma temo che, prima o poi, qualcuno troverà l’occasione di dirmi di farla finita, con rispetto del detto che vuole che ogni stagione abbia i propri frutti.
      Ciao, con un abbraccio anche a Mirna

  3. Beh, parte del desiderio che esprimi, lo stai già realizzando: le parole delle tue poesie son già scese in profondità, non sono certo parole che scivolano via e non lasciano tracce. Bene dunque E trovare parole che in altro modo esprimono concetti che fanno parte del proprio patrimonio, è pure una molto apprezzabile dote; stanno ad indicare un lessico ricco e vario. Ho ritrovato l’ “orecchio verde”, immagine suggestiva ed efficace; grazie di averla ripresa ed utilizzata. Guarda meglio nello specchio, Guido, di che mostro parli? Scherzi? Sii più obiettivo e allora più che delusione, proverai compiacimento Grazie di questa bella poesia. Ciao.

    1. Ciao Annamaria, e se tu dici che le mie parole hanno davvero radici profonde, non sarò certo io a contraddirti e bene anche l’orecchio verde che mi pare ti abbia fatto piacere che l’abbia ripescato. Quanto allo specchio, sono certo che anche tu ricorderai che qualche annetto fa, alle giostre, c’era anche una galleria delle sorprese e degli spaventi, dove specchi deformanti avevano un ruolo bizzarro e ridicolo. Perché questo ricordo? Solo per ricordarti, convinto tuttavia che non ce ne sarebbe bisogno, che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, peggior cieco di chi non vuol vedere e per dirti che il mio specchio rimanda fedelmente le immagini che gli vengono proposte, grossomodo come lo “specchio delle mie brame” di Biancaneve. E visto che amabilmente mi provochi, ti invito a dare un’occhiata alla foto della homepage che, forse lo ricorderai, è stata scattata in occasione del mio compleanno di due anni fa per concludere che sì, sono ancora un bel ragazzo (!) ad occhi indulgenti come i tuoi, ma anche come il tempo sia sincero e non nasconda la verità a nessuno.
      Ogni tanto è bello anche scherzare no, Annamaria? Ho gustato le immagini funamboliche del tuo compleanno di ieri (ancora auguri tanti!), merito dell’ampia corte di figlie e nipoti che ti circonda e di chi così bene le ha cresciute.
      Un abbraccio e ancora grazie.

  4. Mi piace molto il termine caìa, ha già in sé un suono stridente e scomodo. A volte mi sembra che la vita sia caìa de sorisi. Anche perché il cammino su en vècio salesà pién de buse è troppo impegnativo e di sorridere ci si…dimentica! Ma sono sensazioni preziose quanto passeggere e c’è sempre pronto lo sguardo de quéla veciòta sot al so capelin che sa di azzurro vissuto serenamente.
    Bella poesia di radici e di silenzio. Di vita che chiama e richiama.
    E’ un augurio di buona estate e di buone ferie, in pace con la natura e le sue squassacoe, in pace con gli altri e con Dio.
    Un saluto a tutti

    1. Ciao Renata, mi pare di avertelo detto altre volte, sono contento che sia tu e non io a commentare perché io non saprei farlo con la tua maestria (che mi pare abbaia casualmente a che fare con “maestra”). Sei brava perché ho la sensazioni che per te sia un gioco trovare le parole giuste da sistemare al posto giusto e col rilievo giusto. Non solo ma a te riesce bene scartocciare e fare le riflessioni che solo tu sai, con le parole dialettali. Come è vero che ci si dimentica di sorridere se si è costretti a percorrere un vecchio selciato pieno di buche. Entrambi avremmo voce in capitolo. Il cappellino della “Veciòta” invece, io lo vedevo più su un grigio nero, che meglio si confà ad una signora avanti con l’età che tiene ancora alla propria eleganza e rispettabilità. E vedevo anche la “veléta” che dal cappellino scendeva sugli occhi quel tanto da non impedirle di vedere ed osservare tutt’attorno con occhi attenti.
      Mi piace l’espressione che usi “poesia di radici e di silenzio”, “di vita che chiama e richiama”. In questi passaggi trovo indelebile il tuo timbro. Grazie!
      Ricambio e rinnovo anche a me il tuo augurio di buona estate in pace col mondo e con le squassacoe che hanno diligentemente ripreso a frequentare, belle “spuzzete” il mio giardino.

  5. So di essere in molto ritardo nel dirti di questa tua sentita invocazione. Ti ringrazio per questi tuoi versi che sottoscrivo i pieno. Di questi tempi non è certo facile trovar parole e gesti che arrivino agli altri con amorevole tenerezza e ritrovare i nostri anni verdi. Vorrei dirti tante cose, soprattutto che tu possa continuare, nonostante la tua situazione di salute che ti mina il fisico, la tua missione di poeta che sa donare sempre e comunque forti e vere emozioni. Buon cammino e buona estate, Guido. Che Dio ti benedica, amico carissimo.

    1. Ben trovato caro Emilio e non preoccuparti che non sei in ritardo.
      Grazie per la tua comprensione e per il tuo sostegno. Non è sempre facile riuscire a dire ciò che si vorrebbe e i ricordi belli del passato non sempre aiutano, anzi a volte ottengono l’effetto contrario. Le passioni e i passatempi sportivi ormai non mi appartengono più e mi rimane, ancora per quanto non so, la poesia a darmi qualche soddisfazione.
      Ricambio a te auguri di buona estate e di ogni bene.
      Alla prossima, ciao Emilio

  6. Caro Guido, eccomi a rapporto. Per ragioni tecniche come talvolta anche da te riscontrate ho dovuto protrarre
    il mio commento. Belle le tue parole e sensati desii messi in questa poesia. Certo si desidererebbe, ben altro di ciò
    che abbiamo e anche godiamo ma la vita ci porta a rivivere talvolta ciò che non più ricordiamo . alcuni
    cambiamenti ci sorprendono altri no . Nel mio caso ad esempio mi emozio anche a tagliare le cipolle e mi meraviglio. Lascia ad altri il silenzio . Continua a farci godere delle tue belle poesie.

    1. Buon giorno e ben ritrovato Onorio! Non mi soffermo sulle “questioni tecniche” con le quali tutti abbiamo poco o tanto a che fare; mi preme eventualmente ripetere anche con te che non c’è ritardo nel commentare e che tutti i commenti, più o meno bonorivi, sono sempre graditi.
      Dici che si desidererebbe ben altro di quanto si ha e, per quanto mi riguarda, ma è un particolare che credo interessi anche te, ti dirò che, senza essere ingordo, mi accontenterei di un po’ di salute in più.
      Poi, conoscendoti, non mi sorprendi più ma mi fai sorridere col tuo immancabile umorismo. Capita infatti anche a me, sarà una cosa strana? che mi commuova fino alle lacrime a tagliare una cipolla!
      Buona giornata e buona domenica Onorio a te e alla tua ragazza, e ancora grazie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

altre
poesie