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En sdravaz de l’altro mondo
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Finidi tuti i so mili mistéri
e fat órden en tute le còse,
quéi quatro slandróni (ma i èra tanti de pu)
che i avéva emprometù fedeltà al Sioredio
per tutte le meravèie e comodità
a tacar da Caìno e tanti che i g’he nadi dré
i à scominzià a nar fòr dal somenà
i preghéva e i féva sacrifizi a false divinità
sénza memoria e con tanta aroganza i preghéva soratut
el dio de l’abondanza: no i ghe ne avéva mai assà
pròpi come suzzéde al dì de ancòi
che gòsi come che sén no sén mai tési assà.

A mi me par na ròba strana
ma ‘l Sioredio en bèl dì l’à perdù la paziénza,
l’à ciamà ‘l vècio Noè da la barba bianca
el sol che gh’era restà fedele e ‘l lo lodéva:
prepara ‘n gran barcón de légn ma pròpi grant
che ghe stéghe dént ti la to dòna e i to fiòi
entél scomparto pu grant te ghe meterai
tuti i animài ma fa polìto sènza far en tananai.
Noè, fedele servitór, anca senza aver capì, l’à tasést e l’à obedì.

Per quaranta dì è vegnù scravazzi d’aqua mai visti
tant che ‘ndó che prima l’era tèra pradi e fiori
s’à spianà tut enté ‘n gran mar sènza pu óri
endó che tuti òmeni e dòne (no i avéva ancór emparà a nodar)
i gà zontà la scòrza negadi dént al mar.
El Sioredio l’à tirà ‘n sospirón a le tante
che ‘l g’avèva dat la lezión che i se meritéva
fintant che, fórsi pentì, ma questo no se ‘l sa,
l’à sofià en vènt calt a sugar su tut
endó che ennanz l’era bagnà
e s’à tacà a véder le zime dei mónti
e fórsi a binar ensèma e a sopelir i morti.

A Noè, al comando del barcón,
gh’è vegnù l’idea de molar la fémena de ‘n pizzón
se poderìa no créderghe ma pòch dopo la è tornada
con en ramét de olivo entél bèch: ségn de paze ritrovada.
Noè el lodéva ancor el Sioredio
quan che ‘ntél ziél, tornà serén e da bèn, s’à ‘mpizzà
na luce mai vista: n’arcobalén de sète colori.

Il diluvio universale

Finiti tutti i propri lavori/ e fatto ordine in tutte le cose/ quei quattro lazzaroni (ma erano tanti di più)/ che avevano promesso fedeltà al Signore/ per tutte le meraviglie e comodità/ ad iniziare da Caino e tanti che l’hanno seguito/ hanno cominciato ad uscire dalla strada maestra/ pregavano e offrivano sacrifici a farse divinità/ senza memoria e con tanta arroganza pregavano soprattutto/ il dio dell’abbondanza: non ne avevano mai abbastanza/ proprio come succede al giorno d‘oggi/ che ingordi come siamo non siamo mai sazi abbastanza.//
A me sembra una cosa strana/ ma un bel giorno il Signore ha perso la pazienza,/ ha chiamato il vecchio Noè dalla barba bianca/ il solo che gli era rimasto fedele e lo lodava: prepara un gran barcone di legno ma proprio grande/ che ci stiate dentro tu con la tua donna e i tuoi figli/ nel comparto più grande ci metterai/ tutti gli animali ma fa bene le cose senza far confusione./ Noè, fedele servitore, pur senza capire, tacendo ha obbedito.//
Per quaranta giorni ci sono stati rovesci d’acqua mai visti/ tanto che dove prima erano terra prati e fiori/ si è ripianato tutto in un gran mare senza più confini/ dove tutti uomini e donne (non avevano ancora imparato a nuotare)/ ci hanno rimesso la pelle annegati dentro al mare./ Il Signore finalmente ha tirato un sospirone/ perché aveva dato loro la lezione che si meritavano/ fintanto che chissà, forse pentito, ma questo non si sa,/ ha soffiato un vento caldo a prosciugare tutto/ dove prima era bagnato/ e si è ripreso a vedere le cime dei monti/ e forse a raccogliere e seppellire i morti.//
A Noè, al comando del barcone/ è venuta l’idea di lasciare libera la femmina di un colombo/ che, si potrebbe non crederci, ma poco dopo è tornata/ con un rametto di ulivo nel becco: segno di pace ritrovata./ Noè lodava ancora il signore/ quando nel cielo, tornato sereno e buono, si è illuminata/ una luce mai vista: un arcobaleno di sette colori.
11.6.2021

 

Musica andina : Equador Andes Pastor – autore ignoto

22 risposte

  1. Ciao Guido e un saluto a tutti gli amici. Il diluvio universale è cosa risaputa. Cosa che io personalmente non sapevo era come è nato il diluvio. Ossia il primo omicida non è stato Caino, ma il Signore che poi magari anche pentito, ha mandato il ramoscello d’ulivo, ma intanto…. ha tirato un grande sospirone… Forse servirebbe anche oggi un diluvio universale? Ma chi salirebbe sull’Arca? Chi è senza peccato, scagli la prima pietra!!! Auguro a tutti una buona estate che finalmente è arrivata col suo caldo. Un abbraccio a te Guido e a Ivonne. Ciao ciao

    1. Ciao Anna e grazie per il tuo commento così tempestivo.
      Certo che mi trovo in difficoltà a rispondere; sentire in maniera così netta che il primo omicida è stato Dio, mi fa fare un salto sulla sedia. D’accordo invece sulla pietra da scagliare anche se sull’arca potrebbero salire molte, molte persone che oltre che a se stesse pensano e operano anche a favore del prossimo. Ti pare?
      Buona estate anche a te e buone ferie.

  2. Caro Guido, ma come ti è venuto in mente di impegnarti su questo tema così particolare? Forse l’insopportabile analogia coi tempi che viviamo, nei quali i “lazzaroni” non mancano di certo. Forse è sempre stato così e oggi le notizie corrono di più, quindi siamo più consapevoli delle umane bassezze. L’immagine dell’arca mi piace soprattutto perché è ricca di animali, verso i quali provo grande ammirazione.
    Il caldo di questi giorni, arrivato con l’estate come dice Anna, si sta facendo sentire tanto da invocare qualche piccolo diluvio quotidiano che ci rinfreschi, con moderazione…. e poi un bel l’arcobaleno di sette colori.
    Ti aspetto con il prossimo post e ti saluto caramente.

    1. Ciao caro Saverio,
      provo a rispondere alla tua domanda anche se mi trovi abbastanza impreparato. Mi era piaciuta la poesia/storiella che, tempo fa, avevo scritto sulla creazione ed avevo quindi pensato ad un altro tema tratto dalle Scritture; ma perché poi sia caduto proprio sul diluvio universale non lo saprei nemmeno io. So però di aver scelto un tema difficile da trattare e ciò che forse più mi preme è prendere atto che la musa mi sta un po’ alla volta lasciando. È difficile da riconoscere quando si presenta questa situazione e bisognerebbe forse avere il coraggio di chiudere il lapis nel cassetto e abbassare il coperchio del pc in modo che sia loro che io ci prendessimo un lungo riposo soprattutto di questi tempi in cui sono ben altri i problemi che mi assillano. Tant’è ormai, La prossima volta starò più attento. Qualche acquazzone, come dici tu, Giove Pluvio potrebbe regalarcelo ma senza esagerare come ha fatto stamattina a Bolzano
      Grazie Saverio e un caro saluto a entrambi voi.

  3. Quale è Guido, il significato esatto di ” sdravaz”? Mi fa sorridere il tuo ricordarla come ” storiella antica”…In realtà, in molte culture esiste il mito del diluvio universale. Tu lo hai raccontato con delicatezza, garbo, dimostrando che ha lasciato una traccia anche in te. Le catastrofi naturali, fra il Tigri e l’Eufrate erano spesso in agguato e non so dire se costituissero davvero un castigo di Dio. Analogamente, non vedo un castigo di Dio la pandemia che viviamo. L’ ultima parola del Signore, come ci insegna Gesù, è VITA, SALVEZZA. comunque ho una mente troppo piccola per affrontare in profondità questi argomenti. Mi piace invece notare la maestria con cui scrivi: è sempre un piacere leggerti e ti ringrazio. Buona estate, Guido, a te, a Ivonne e a tutti gli amici. A presto, spero. Annamaria

    1. Ciao Annamaria,
      sdravaz è acquazzone, non avrei trovato altro termine per tradurre diluvio. Per tutto il resto (vedi anche la risposta che ho dato poco fa a Saverio) certamente non oso mettermi a discutere proprio con te su questi temi. Non so con quanta delicatezza io abbia trattato l’argomento ma ti ringrazio per la tua comprensione. Certo che, pur riconoscendo tutta la mia ignoranza in proposito, dalla lettura si evince chiaramente che di un vero castigo si sia trattato. Lasciamo perdere la mente piccola (figurati la mia) e quanto a maestria, credo che questa volta non abbia dato una bella dimostrazione. Meglio forse lasciar perdere e scrivere piuttosto qualche filastrocca, ti pare?
      Buona estate anche a te che, fra poco immagino, andrai a goderti i freschi di Malosco.

  4. ma bravo Guido, molto simpatica questa tua rielaborazione del mito del diluvio universale, che, avevo letto tempo fa, esiste in numerose culture come atto punitivo della divinità. Il tuo Sioredio, però, qui non sembra eccessivamente vendicativo; tira un sospirone, forse di dispiacere e pentimento, vedendo tutto quel tananai che è successo e provvede a “risistemare” il mondo e a illuminarlo con il bellissimo fenomeno dell’arcobaleno. A questo proposito, segnalo a chi avesse bambini o nipoti il progetto editoriale Raccontascienza, dove i ricercatori della FBK hanno scritto dei racconti per spiegare la scienza ai più piccoli, tra cui quello di una mia amica che si intitola: “La gocciolina che inventò l’arcobaleno”.
    Un saluto speciale a te, a Ivonne e a tutti gli amici, augurando un’estate in cui si possa godere delle meraviglie di questo mondo che per ora ancora esiste e “resiste”… ☺️

    1. Ciao Daniela e meno male che ci sei tu a tirarmi un po’ su; leggi, se credi le risposte a Saverio e ad Annamaria. Era un argomento difficile da trattare e le mie conoscenze in materia non sono certo all’altezza di quelle di Annamaria che, ancora oggi fa la catechista.
      Sono però contento che nessuno degli amici si faccia problemi a farmi notare il suo totale o parziale disaccordo. Quindi per te, così come avevo interpretato anch’io si tratterebbe di un castigo del Signore.
      Non conosco Raccontascienza né i loro programmi ma ti ringrazio della tua segnalazione che forse farà comodo a qualcun altro.
      Ancora grazie Daniela e un caro saluto a te e al tuo Roberto.

  5. Caro Guido, ecco qui qualcuno in lieve disaccordo, non per come interpreti personalmente il diluvio, ma
    per la scelta questa volta del soggetto. Con tanto di bello che ci circonda mi vai a tirar fuori Noe’ e i suoi.
    Le cose a mio parere non dovrebbero esser cambiate di molto a parte i numeri , penso che anche il buon Noe’ ai giorni nostri avrebbe tante difficoltà in più per la scelta nel chi far salire sull’arca . Vaccinati
    o anche non ad esempio , Complimenti comunque,

    1. Caro Onorio buongiorno e grazie delle visita, tanto più gradita visto che negli ultimi tempi faccio fatica anche ad arrivare fino da voi. Se tu ti prendi il tempo di leggere i commenti degli amici che ti hanno preceduto, vedrai che non sei l’unico a fare questa obiezione.
      Potrei cavarmela dicendoti che hai ragione e il discorso sarebbe già chiuso. Mi sono voluto cimentare su un argomento col quale non ho una grande confidenza e naturalmente il risultato adesso è sotto gli occhi. Si c’è stato qualcuno che, forse per bontà personale, mi ha assolto ed ha condiviso, almeno in parte. Diciamo che non tutte le ciambelle riescono col buco, tanto meno in questo periodo in cui la musa ispiratrice è sicuramente risentita dalla mia scarsa propensione.
      E comunque ti ringrazio della tua visita Onorio confidando che riusciamo a rivederci presto. Un caro saluto a te alla tua signora.

  6. Secondo me è sempre bello andare a rivisitare i miti. E’ bello risalire al bisogno atavico dell’uomo/donna presuntuoso/a e fragile, di trovare nella divinità la giustizia, la punizione, il perdono. Mi sembra che il papa Francesco sottolinei e ci comunichi con insistenza la “misericordia” di Dio; ci presenti in ogni occasione il Dio misericordioso. Ma non è stato sempre così nella storia della chiesa. Il dio giudice e vendicativo ha riempito prediche e catechismi. E’ interessante e emozionante invece visitare la simbologia: l’acqua copre tutto , è un diluvio universale, deve lavare proprio tutti, per immersione, ma c’è una via di salvezza ed è nelle mani dell’uomo, Noe. L’uomo passa anche attraverso il Mar Rosso, salva la sua barca dalla tempesta impetuosa… La forza distruttrice dell’acqua è sedata dalla benedizione di Dio. Dio non è vendicativo, anche se l’uomo vede in lui i propri tratti umani e i propri sentimenti: la mano di Dio ti sorregga; Dio ti protegge all’ombra delle sue ali; Dio salva tutto il popolo grazie alla presenza di un solo giusto…E poi c’è l’ulivo, la colomba, l’arcobaleno simboli di pace che resistono all’usura del tempo..
    Mi piace quest’idea che ti è venuta, Guido, di” binar ensèma e sopelir i morti”, un tocco di compassione personale!
    Mi è venuta voglia di rispolverare la “mitologia creativa”. Ma per ora ringrazio Daniela e andrò a cercare le opere edite da Raccontascienza, che mi sembrano interessanti e mi incuriosiscono.
    C’è chi va in ferie e chi legge!!!
    Buona estate a tutti

    1. Ciao Renata. Ho letto e riletto il tuo commento e ti confesso che per me non è così semplice rispondere con la competenza e le conoscenze che invece dimostri di avere tu. Fin dall’inizio hai colto però un aspetto importante, retaggio dei vecchi insegnamenti dell’ora di religione alle elementari: il signore si troverebbe nella difficile situazione di essere padre e pastore comprensivo di tutte le sue creature ma, alle stesso, è anche giudice delle malefatte dell’uomo che lui castiga. Interessante molto poi quanto dici sulla simbologia: il “compito” dell’acqua e quello importante dell’uomo che porta il popolo di Dio alla salvezza. Il significato che, in questo quadro, prendono l’ulivo, la colomba , l’arcobaleno.
      Mi fa piacere poi alla fine che la segnalazione di Daniela non vada perduta.
      Grazie Renata.

  7. Oh caro Guido, io credo di essere entusiasta. Come l’altra volta che hai ‘spiegato’ la creazione a modo tuo, non mi sembra per niente che tu ti sia cimentato su un argomento con cui non hai tanta confidenza, anzi! Sei abituato a contemplare le bellezze della natura e a raccontarle agli altri, e io trovo che questo racconto così sintetico e simpatico possa arrivare dritto dritto anche a chi non ha molta dimestichezza col Sioredio. Sai perché lo trovo simpatico? Prima di tutto per la pennellata velocissima sul modo di vivere di quelli che erano appena stati messi in condizione di godere del creato: in due parole li dipingi per quello che erano e che troppe volte sono anche adesso: hanno incominciato ad andare fuori dal seminato. Non è facile dire in due parole un concetto così importante. Anche Noè lo hai presentato proprio come doveva essere: obbediente, ma anche con la testa ben piantata sulle spalle, con quella invenzione della fémena de ‘n pizzòn!!! Come ho detto un’altra volta, non chiudere il lapis nel cassetto, sarebbe un vero peccato. Se l’ispirazione ti ha portato fino all’arca di Noè, vuol dire che un messaggio ce lo dovevi regalare! Mi sembra di poter dire che ci hai ricordato che se arriva il diluvio è perché abbiamo trattato con arroganza la creazione fatta su misura per noi. Gli arcobaleni che ho visto in montagna, e che occupavano praticamente tutto il panorama davanti ai nostri occhi sono uno spettacolo sempre nuovo, che non diventa mai sorpassato. Continua a regalarcelo.
    Grazie di cuore.

    1. Cara Maddalena mille grazie a te per questo tuo dolce argomentare che ha il potere di rinfrancarmi in un momento in cui ne ho proprio di bisogno. Mi piace quanto dici per la facilità e la semplicità delle tue parole che chiaramente dicono come sia familiare per te l’argomento. Tu riesci a cogliere il lato positivo anche in certe mie…grossolanità e credo che non sia un merito di poco conto. Ti sono davvero grato per le tue riflessioni e per il garbo con cui riesci ad esprimerle. Posso dire che sei riuscita farmi vedere meno nero ciò che mi sembrava di un nero che più nero non si può.
      Poi, quanto al lapis da gettare o da nascondere, il discorso si fa diverso, molto diverso. Mi accorgo io stesso di incontrare difficoltà che solo fino ad un mese fa ancora non si erano presentate. Ma questo è tutt’altro argomento di cui posso provare ad informarti in altra sede. Tu concludi con l’arcobaleno che molte volte hai visto, non soltanto in montagna. Ebbene, con questo tuo commento l’arcobaleno si arricchisce ai miei occhi di un ulteriore colore.
      Lascia che sia io a dirti grazie di cuore.

  8. Nel leggere i commenti degli altri amici mi sono soffermato su quello di Suor Maddalena, assai dolce nei contenuti, ma con un richiamo al fatto che “se arriva il diluvio è perché abbiamo trattato con arroganza la creazione fatta su misura per noi” e visto che l’umanità sta maltrattando da tempo la sua “casa” , almeno un piccolo ” sdravaz” di ammonimento servirebbe proprio (uomo avvisato….).
    Di nuovo tanti cari saluti.

    1. Caro Saverio, ogni amico ha le proprie competenze e conoscenze e suor Maddalena, oltre a Renata, hanno usato argomenti credo molto convincenti che fra l’altro hanno rivalutato il mio modesto lavoro. Io avevo lavorato con la lima da sgrosso, loro hanno usato il triangolo a grana molto fine che ha messo le cose al proprio posto. Devo essere orgoglioso dei miei amici, di tutti i miei amici, ad iniziare pr0porio da te.
      Grazie Saverio e buona giornata.

  9. Simpaticissimo, Guido. Un racconto in versi e per di più in dialetto che sintetizza con ironia un lungo periodo del Vecchio Testamento. Da Caino, appunto al buon Noè. Io temo che il Padreterno sia molto stanco dell’attuale umanità che in gran parete si è dimenticata di Lui. E’ buono e misericordioso ma tutto ha un limite. Speriamo bene. Questa pandemia temo sia un avvertimento. Tu che ne dici? Un saluto.

    1. Caro Emilio, spesso ho raccomandato agli amici di leggere anche i commenti degli altri e temo che tu non l’abbia fatto. Ti ringrazio per la tua osservazione ma Suor Maddalena e Renata mi hanno aiutato ad aprire gli occhi su un argomento col quale mi ero cimentato senza averne le capacità necessarie. Mi hanno fatto molto piacere perché spiegandomi meglio come vanno letti questi episodi dei documenti sacri, hanno anche rivalutato il lavoro modesto che avevo fatto io.
      Ti invito quindi Emilio a leggere i loro commenti dove avrai occasione di trovare anche tu risposta ai tuoi dubbi. Leggili: ne vale la pena.
      Da parte mia ti ringrazio per essere intervenuto: provo piacere ogni volta che un amico si fa vivo sul mio blog.
      Allora ancora grazie e buona serata.

  10. Ho letto i commenti successivi al mio e nringrazio gli amici che li hanno postati. Molto arricchente sentire pareri diversi e rivedere le proprie posizioni, cogliendo aspetti su cui magari si aveva riflettuto poco. L’ argomento ha suscitato davvero molto interesse, Guido e dunque grazie per averlo affrontato, servendoti del dire ( Buona estate a tutti. la poesia) che ti è più congeniale.

    1. Ciao Annamaria, è giusto e io lo ripeto spesso che sia utile leggere cosa scrivono gli altri amici: io ho sempre molto da imparare. Anche stavolta ho imparato molto e molto mi hanno aiutato a capire Suor Maddalena, che ha un modo dolce di scrivere, e Renata con osservazioni altrettanto interessanti.
      Ti ringrazio di questo tuo ulteriore intervento e ti auguro una buona giornata.

  11. Ciao Guido
    le Sacre scritture sono ricche di spunti per riflessioni che spaziano in ogni direzione.
    Io non so cosa ci vorrebbe in questo momento
    Forse semplicemente non dare modo all’ aggressività e alla paura di prendere il sopravvento
    Riporto un verso di una mia poesia ancora in fase di costruzione per dire quello che ci vorrebbe ora come ora
    … mi arrendo con l’arrendevolezza della Campanula rupestre al silenzio, alla bellezza, all’armonia… mi arrendo all’amore
    Ciao Guido

    1. Ciao Carla, è vero che le scritture sono piene di spunti, il problema è riuscire a dar loro il giusto significato, cosa a me non facile come avrai notato leggendo i commenti degli altri amici, cui sono molto riconoscente.
      È bello il verso della tua poesia “in via di costruzione”: quando sarà finita sarò contento di poterla leggere.
      Ciao e buona estate.

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